Il difensore del Frosinone, Cristian Molinaro, è stato ospite della scuola media “Pietrobono” nell’ambito del progetto “Il Frosinone sale in cattedra”.
“Lo sport non deve essere preso mai come obiettivo di vita – ha spiegato l’esperto calciatore agli studenti – ma deve essere inteso essenzialmente come motivo di aggregazione, di avere la possibilità di conoscere gente. Poi ci sono delle congiunture astrali che ti consentono di affrontarlo come lavoro. Durante il mio percorso ho dovuto affrontare esperienze di vita che mi hanno aiutato ad avere una corazza ancora più forte, fondamentale nella mia crescita come uomo. E l’aspetto che mi ha consentito di essere uomo forte è il fatto di aver avuto un’adolescenza con regole precise: studiare a scuola, andare al campo ad allenarmi, poi studiare ancora a casa e riposarmi per affrontare con freschezza il giorno successivo. E quindi la scuola unita allo sport mi ha consentito di diventare uomo in anticipo. Quando vai ad affrontare una esperienza come la mia e di tanti calciatori inevitabilmente devi maturare prima. Al di là di quello che vedete sui social e in tv, noi siamo pur sempre degli uomini. Io sono marito e padre e la cosa più importante è restare uomini veri. Quello che cerco di trasmettere a mio figlio, anche attraverso quello che faccio sul campo, è cercare di aiutarlo nella sua crescita. Adesso è piccolo, quando crescerà spero che riuscirà a seguire l’indirizzo che gli stiamo dando io e mia moglie. Il messaggio che mi permetto di lanciare è questo: lo sport può aiutare a diventare uomini migliori se affrontato in un certo modo”, ha proseguito Molinaro. “Un grande insegnamento durante la mia carriera l’ho avuto da calciatori dai quale pensavo di non avere quel tipo di spinta. Io dal Siena passai alla Juve, credevo sinceramente in un trasferimento traumatico. E invece è stato più leggero e morbido proprio perché ho trovato in quei fuoriclasse quella grande accoglienza che mi ha fatto sentire in una famiglia. Attraverso ad esempio l’atteggiamento negli spogliatoi e quindi sul campo. Quello che mi ha colpito è stato vedere determinate persone ed una intera Società che per poter raggiungere determinati obiettivi ha una umiltà di base che ti aiuta sempre a migliorare. Bellissima anche l’esperienza all’estero. Mio figlio è nato in Germania e mia moglie è rimasta innamorata di Stoccarda. Il loro approccio alla partita arriva da una cultura diversa. Loro vivono la settimana in maniera normale, la domenica che coincide con la partita è una giornata di festa. In Italia il calcio è vissuto in maniera passionale, anche qui a Frosinone. L’ho vissuto esattamente a Torino, allo stesso modo. In Germania non c’era questi tipo di passione. Il tifoso va a godersi 90’ di spettacolo, i tifosi avversari che si mescolano, passeggiano. Cose che in Italia ancora non riusciamo a vedere. E’ quel cambio di marcia che dobbiamo ancora maturare qui da noi. Ma quel passaggio può essere un vettore importante per cercare di cambiare culturalmente il nostro calcio e la nostra mentalità”, ha concluso il laterale giallazzurro.
