“Mamma orsa ha tentato di salvare i propri cuccioli caduti in una vasca di approvvigionamento di acqua al servizio della pastorizia, ma insieme sono deceduti perché non era praticamente possibile risalire dall’interno di una vasca quasi asciutta”. Sulla tragica morte dei tre plantigradi da giorni si è aperto un dibattito che vede al confronto Associazioni e il vice presidente del Pnalm Riccardo Frattaroli.
Oggi, dopo tante polemiche sul triste episodio, abbiamo voluto ascoltare l’Associazione Orso and Friends che da anni si batte per la salvaguardia e la tutela dell’orso bruno marsicano. “La nostra è un’Associazione – spiegano dalla Orso and Friends – che ha a cuore le sorti dei nostri figli, così come dell’orso. Da anni lavoriamo ostinatamente e senza doppi scopi. Oggi, per tale ragione, non intendiamo permettere a nessuno di ergersi a padroni (o padrini) della parte ciociara del Parco nazionale. E quindi ci sentiamo in dovere di manifestare i dubbi circa le Associazioni quali Terra Nostra e il Patom (Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano) e sulle loro finalità. L’orso bruno marsicano, ricordiamo, è una specie a forte rischio di estinzione, inserita sulla lista rossa della IUCN ( Unione Internazionale Conservazione Natura) e che il Ministero dell’Ambiente, l’ISPRA, le 4 Regioni, le 4 Province, i Carabinieri Forestali, l’Università La Sapienza, i 4 Parchi nazionali e varie altre istituzioni, attraverso un tavolo operativo stanno cercando di trovare soluzioni adeguate per la sopravvivenza di questo meraviglioso animale. Per quanto riguarda poi i vincoli e le presunte limitazioni, al netto della loro amata caccia (e solo all’interno del Parco), cos’altro è vietato? Vogliamo fare un paragone con il reddito pro capite dei Comuni abruzzesi che si trovano interamente all’interno del Parco? Non raccontiamoci baggianate. Noi siamo sempre stati disponibili al dialogo con i cacciatori, come può testimoniare il dottor Vivoli, presidente dell’ATC FR1. Vorremmo, ad esempio, che a cacciare nella zona esterna vadano soltanto i residenti e non altri ‘sportivi’ provenienti da altre zone e non bene identificati. Tuttora siamo un’Associazione aperta al dialogo e senza maschera, pronta a replicare a dichiarazioni in merito”. Caterina Paglia
