(di Anna Ammanniti) Dopo la morte del figlio, ucciso nel 2013 dalla droga, il messaggio del papà Gianpietro Ghidini si è trasformato in un’associazione, il Pesciolino Rosso. Attraverso incontri nelle scuole, negli oratori, nei teatri le parole di Gianpietro entrano nel corpo e nel cuore di chi le ascolta. La missione è informare e mettere in guardia i ragazzi sui rischi delle droghe.
Gianpietro Ghidini scrive anche un libro Lasciami Volare: “La sera del 24 novembre del 2013, Emanuele, un ragazzino di appena 16 anni salutò i suoi genitori e le sue sorelle e andò a una cena con degli amici più grandi. Con la leggerezza della sua età accettò di provare un ‘francobollo’, un acido, che qualcuno dei questi amici più grandi gli offrì: “Cosa vuoi mai che succeda, lo fanno tutti”, avrà pensato mentre se lo appoggiava sulla lingua. Successe la fine del mondo, il suo mondo. Perché, come a volte succede, quell’acido gli ‘salì’ male, lo traghettò nell’angoscia più nera: erano le due di notte quando Emanuele guardando il Chiese, un fiume che passa vicino a casa sua a Gavardo (nel Bresciano) si buttò in acqua, esattamente nello stesso punto dove una decina di anni prima, accompagnato dal suo papà, aveva liberato un pesciolino rosso.” Grazie all’amore di Gianpietro Ghidini, l’amore per Emanuele continua a salvare tantissimi ragazzi dal buio della droga. Di seguito l’intervista al fondatore del Pesciolino Rosso, Gianpietro Ghidini. 1 Che relazione c’è tra droga e giovani e perché secondo lei è più facile circuire vittime tra i ragazzi? Sono risposte che conosciamo un pò tutti, quando si è giovani e si arriva all’età dell’adolescenza, l’istinto è quello di scoprire il mondo, di sperimentare. Molti ragazzi si avvicinano alla droga ed iniziano quasi per gioco. Secondo me nessuno inizia con il dire “voglio essere un drogato” iniziano per provare, perché gli amici dicono che in fondo non fa male, quindi la curiosità è innata in un ragazzo. Inizialmente è per scoprire e quindi è molto più facile circuire, molto più facile convincerli di determinate cose. Un giovane non ha la consapevolezza e la conoscenza del mondo di un adulto, che ti portano a fare delle scelte ponderate. Anche se leggono su internet, se cercano di prendere informazioni, non possono fare ancora scelte ponderate ed in fondo è vero sono proprio circuiti. 2 Un adulto davanti a giovani che non fanno uso di droga, quale insegnamento può impartire e invece nel caso di giovane assuntore di droga come deve e può comportarsi una famiglia? Bisogna prima di tutto distinguere che tipo di droga fa uso, perché se prendiamo il caso che uno è caduto già nell’eroina, si fa una pera al giorno si fa 10 canne al giorno è un drogato perso; se invece uno fa uso di droga una volta alla settimana il venerdì sera o il sabato sera, stiamo parlando di due cose completamente diverse. Bisogna fare questa distinzione, il drogato è quello che ha fatto diventare la droga la sua padrona e poi invece c’è quello che vuole sperimentare, che gli piace la marijuana, quello che utilizza la droga come fosse un pò divertimento, un pò per scacciare i cattivi pensieri. Sono due cose diverse, anche se il passo è breve dal cadere da una condizione all’altra. Perché? I ragazzi oggi sono sollecitati continuamente da messaggi, spesso sbagliati e contrastanti. Accendono il telefonino e quante notizie gli arrivano! Video, blog, tutti che dicono la loro! Bersagliati continuamente da notizie, informazioni che fanno fatica a filtrare e troppo spesso la notizia che arriva tutti i giorni è “Se tu hai i soldi, la fama, la bellezza, il successo, sarai felice!” Questo è il messaggio che ogni giorno tra un articolo e l’altro, tra un blog e l’altro, arriva nella testa: “Corri, cerca di avere risultati nella vita, devi essere una persona di successo, devi essere il numero uno e allora tu sarai felice!” E loro a questo punto cosa fanno? Faranno di tutto per avere questi benedetti soldi in tasca, vedono che gli altri amici ne hanno, che stanno meglio di loro e si crea quella caratteristica di invidia/emulazione di quelli più ricchi di loro, più belli di loro, che stanno meglio di loro, pensando che quelli siano super felici. E dentro la testa di questi ragazzi e sono la maggior parte, entra quel senso di frustrazione di non poter essere all’altezza, magari di non potercela fare e dentro si crea un malessere, che a volte non riescono a capire da dove è originato, stanno male e basta! Stanno al telefonino tutto il giorno, iniziano con gli amici a fumare la prima sigaretta, poi cominciano una bevuta, poi una canna e si accorgono che la canna in fondo fa star bene, toglie e ferma un pò quella vocina malefica che hanno nella testa, che non li fa dormire la sera, che li perseguita e che li porta a star male. Il concetto vale per tutti, vale per chi non si droga e per chi si droga. Negli eventi che abbiamo organizzato in questi anni, ho conosciuto mamme che si distruggono. Incontro ogni volta genitori che hanno perso un figlio che mi raccontano “Mio figlio non si drogava, non ha mai fumato, bevuto, si è impiccato perché aveva un malessere dentro.” Quando vado nelle scuole io parlo soprattutto di vita, di gioia di vivere, perché i ragazzi devono cercare sé stessi. Trovare dentro sé stessi quella forza, per aver un grande sogno, quello di cambiare questo mondo, di lasciare il segno. Questo vale per chi si droga e per chi non si droga. Dal punto di vista di quelli che non si drogano dò messaggi di vita, di speranza, di mettersi in gioco, di cercare saper dire no quando arriverà il momento di gestire le proprie difficoltà, i propri dolori, cercare di capire che saranno esperienze per crescere, per diventare uomini, per diventare donne e questo vale anche per quelli che si drogano, perché sono messaggi che arrivano ancora di più. Poi per chi si è proprio perso dico: “Guardate ragazzi, se voi vi butterete in un angolino per farvi le canne o su un divano a guardarvi un telefono per 10 ore consecutive per spegnere il cervello, perché state male o perché questo mondo vi fa stare male, un mondo che vi fa schifo, magari un mondo fatto di adulti che spesso sono arroganti, pieni di sé, guardiamo in televisione di gente che litiga continuamente, spesso di persone bugiarde, disposte a tutto per raggiungere risultati, mi metto nei vostri panni, anche a me questo mondo fa schifo, lo sto guardando con gli occhi di voi adolescenti ed è terribile, succederà un giorno che vi sputeranno addosso e dovrete far silenzio, abbassare la testa e vi chiuderete dentro casa vostra e non cambierà mai il mondo buttandosi via”. Diventate rivoluzionari, cercate di far capire a noi adulti dove abbiamo sbagliato. Dobbiamo riportare al centro del mondo una nuova umanità! Dove le persone, l’uomo e la donna vengono prima delle cose materiali! Vedo che i messaggi così, arrivano potenti e nascono in tanti di loro, delle piccole guarigioni. Io ho capito una cosa, se ai nostri giovani togliamo i sogni, sono finiti! Una persona senza sogni, non è niente. Dobbiamo avere un grande sogno e oggi in questo mondo ci sono tante cose da cambiare. Ovviamente sono state fatte anche tante cose buone, guardo il mondo della medicina, oggi viviamo fino a 100 anni, una volta si viveva fino a 40 e guardo alla tecnologia ed internet e a tutto quello che ci è stato dato. E’ meraviglioso, ma il problema è che spesso usiamo male quello che ci viene donato e come se ci facessero un grande regalo e noi lo usiamo in modo sbagliato. Internet dovrebbe essere a nostro servizio per farci crescere come esseri umani, per condividere, per scambiare idee, per aumentare la nostra cultura e conoscenza, viene usato spesso dai giovani, per spegnere il cervello. Guardano video stupidi dalla mattina alla sera, messaggini continui su whatsapp; si dicono parolacce nei social, cercano di offendersi sui social e spesso ne conseguono litigi. Internet viene usato sostanzialmente dai nostri giovani per guardare la pornografia. È uno strumento meraviglioso che viene utilizzato in modo degenerato, per spegnere il cervello e per renderci individui peggiori. Ogni cosa l’essere umano ha la possibilità di usarla bene per crescere, nella sua nuova consapevolezza ed è questa la strada che devono seguire i nostri ragazzi. Io stimolo i giovani a scegliere una strada per cercare sè stessi. Ho dato questa immagine e dico: “Ragazzi noi quando nasciamo è come se ci consegnassero un prisma di marmo molto grande, della nostra grandezza. All’interno è contenuta la statua che rappresenta la nostra essenza, quello che noi siamo, quello che noi nella vita dovremo fare, la nostra missione. Nella vita dobbiamo prendere martello e scalpello e togliere pezzi a questo blocco di marmo, martellare, incidere la pietra per andare a cercare quella statua e quando arriveremo lì, vuol dire che abbiamo trovato l’equilibrio e la consapevolezza, abbiamo trovato noi stessi e la nostra missione nel mondo. 3 Due fatti di cronaca in questi giorni hanno turbato la comunità nazionale, Cucchi e Desirèe. Due casi distinti per come sono andate le vicende, ma legati dal filo della droga. Secondo lei uno spacciatore nel dramma di un ragazzo coinvolto nella droga quale ruolo ha? Tra spacciatore e spacciatore ci sono molte dinamiche e molte differenze. C’è lo spacciatore adulto, diciamo dai 22 – 23 anni in su, che cerca di sfruttare i ragazzini, semina morte per guadagnarsi i soldi, per star meglio lui e poi c’è lo spacciatore ragazzino, il minorenne o anche il 18enne che compra delle dosi e le rivende per guadagnare i soldi per ricomprala a sua volta, sono due cose completamente diverse. Ovviamente nessuno dei due deve essere giustificato, perché sono azioni infami, però è chiaro il ruolo di responsabilità di un adulto che lo fa per mestiere, ammazza gli altri dicendo: “Ambè tanto se non la vendo io, la trovano da un’altra parte e quindi io non faccio altro che fare quello che mi chiedono e non ho responsabilità.” E’ una cosa terribile e dall’altra parte ci sono i ragazzini. Il problema è che nel mondo di oggi ci stanno mettendo davanti solo gli obiettivi: denaro, la fama e il successo. Ci dimentichiamo di una cosa: i valori della vita. I valori che nostra madre ci ha insegnato, i valori autentici come il rispetto delle altre persone, l’amore, l’altruismo, la verità, il perdono, l’amicizia. Oggi la gente non sa più cosa sono questi valori, altrimenti non farebbe certe cose! Se come valore hai solo il denaro, allora per raggiungerlo, sei disposto a tutto e importante diventa solo riuscire a stare fuori di galera. Ho sentito l’intervista ad un adulto che aveva circa 45 anni, uno spacciatore di alto livello, in video il suo volto era oscurato, diceva che l’importante per lui è avere i soldi, paga i migliori avvocati per uscire dal carcere. Questi messaggi sono terribili, un ragazzo a un certo punto dice “Vabbè basta che ho i soldi e ho risolto i problemi!” Poi vedono che in televisione si parla di gente disperata, di gente che ammazza, si suicida, situazioni al margine, perché dove non ci sono i soldi c’è la disperazione e allora uno dice: è meglio essere a rischio con i soldi, che essere disperato senza soldi, perché così è sicuro che starò male. Questo è un terribile messaggio, interpretare la vita solamente come la ricerca dello star bene, dello stare molto bene, dell’essere ricco e di avere tutto. Dobbiamo rivedere quello che è il nostro approccio, il nostro modo di porci nei confronti della vita e di quello che c’è intorno a noi, altrimenti si andrà sempre peggio. Essere spacciatore inoltre dipende anche da quale contesto sociale esci. Per esempio a Bolzano di delinquenza non ce ne è tanta, perché la gente sta bene. La delinquenza maggiore cresce dove c’è il degrado e la povertà. Se nasci a Scampia dove a 10 anni ti danno in mano una busta di cocaina e una pistola, cosa fai? Ci sono zone e sacche di delinquenza, dove non è che uno è portato a fare lo spacciatore, ma si vive spinti dalla situazione sociale. Noi adulti dovremmo lavorare affinché tutti i nostri giovani abbiano le stesse opportunità. Dobbiamo essere attenti non solo i figli che abbiamo generato, ma anche con i ragazzi che si perdono, che sbagliano. Dire una buona parola e provare anche a parlare con i genitori di questi ragazzi. Diciamolo ai genitori, invece siamo omertosi, si tace per la paura di essere criticati, giudicati e anche tra ragazzi, se vedono il proprio amico che si perde in droghe pesanti, non si dice nulla, perché hanno paura o perché non vogliono rogne. Ecco perché dico ai ragazzi che bisogna avere il coraggio di dire le cose, avere il coraggio di parlare, perché tante volte i genitori sono gli ultimi che vengono a sapere le cose. 4 Desirèe, la giovane ragazza uccisa a Roma, secondo lei è responsabile totalmente del suo tragico destino o le responsabilità sono anche da addebitare ad altro visto la sua giovane età? E’ ovvio che un ragazzo che viene da un contesto sociale difficile, è più probabile che cada in situazioni di degrado. Il problema quale è? Che spesso i vicini, gli amici, tutti quelli che ti sono intorno, se ne fregano e va bene che adesso vanno a protestare, ma dovevano vedere anche prima qualcosa. Possibile che nessuno ha visto nulla? Per questo bisogna guardarci intorno, quando ci sono situazioni difficili, denunciamole. Tiriamo sempre tutti dritti, incazzati nelle nostre vite, sulle nostre macchine sempre di corsa, ad inveire uno contro l’altro, tutti pronti a fare le guerre. Pieni dei nostri veleni, durante la giornata non vediamo altro e ci importa poco di guardare i giovani che si drogano. Apriamo gli occhi, tendiamo la mano a chi ha bisogno! Non ce ne frega niente, siamo pronti a giudicare solo dopo, a dire tutti la nostra, ad essere pronti a salire sul piedistallo! Noi che abbiamo avuto la fortuna di nascere dalla parte fortunata del mondo, siamo disposti solo ad additare! E’ vero, i ragazzi hanno la possibilità di dire si o no alla droga e nessuna li obbliga, questo lo dico sempre nelle scuole. Sono convinto che anche Desirèe non l’abbiano drogata per forza, che abbia fatto lei delle scelte, però è anche vero che aveva 16 anni e come dicevamo prima all’inizio dell’intervista, non sempre hai la consapevolezza, a volte dentro hai dei dolori, delle difficoltà grandi, hai qualcosa che ti porta a riempire quel vuoto. Ecco perché il vuoto possiamo riempirlo aiutandoli, cercando dimettere a loro disposizione dei luoghi di aggregazione. Per esempio il mio sogno come Pesciolino Rosso e di creare centri di aggregazione. Noi ci occupiamo di fare delle conferenze, dei libri, di comunicare le nostre idee e di portare un po’ di speranza ai giovani, portare i sogni ai giovani. Ci stiamo anche connettendo, un po’ alla volta, con delle case famiglie e centri di aggregazione sparsi sul territorio. Un esempio è l’associazione “Il Sollievo” di Torino, hanno circa 200 ragazzi che si occupano di teatro e musica. I primi ragazzi che erano in associazione sono diventati oggi dei professionisti straordinari, quindi è importante aggregarsi con l’arte, con le idee. Fare dei gruppi di giovani che vogliono parlare e raccontarsi in modo sano. Una volta c’erano gli oratori, ci sono ancora, ma stanno perdendo per tanti ragioni. I ragazzi quando crescono non ci vanno più, quindi creiamoli questi centri, facciamo in modo che i giovani abbiano un luogo dove andare, leggere libri di valore, discutere, ragionare. Come Pesciolino Rosso vediamo in futuro di collaborare con centri di aggregazione già esistenti e sparsi sul territorio, dove noi non diamo risposte assolute e non daremo risposte neanche in termini religiosi, ognuno deve avere la libertà di scegliere il proprio cammino di fede. Vogliamo aiutare a cercare i propri sogni e a comprendere il significato dei principi e dei valori, base fondamentale della propria vita, riscoprire i valori autentici. 5 Per concludere un consiglio che vuole dare alle famiglie Alle famiglie direi di smettere di reprimere i figli, attraverso rimproveri su ogni cosa che fanno. Questo non significa non educare, ma il modo che abbiamo di porci nei confronti dei figli, spesso è sbagliato. Perché noi, durante la giornata raccogliamo su strada e sul lavoro tanti veleni e rabbia e li portiamo a casa. Spesso usiamo i piccoli e grandi errori dei nostri figli, per scaricare su di loro, tutte le nostre frustrazioni e questo non va bene, perché loro sono i nostri tesori e non meritano che scateniamo su di loro le nostre frustrazioni. Mi guardo attorno e vedo spesso adulti troppo arrabbiati, pronti a litigare, pieni di boria, di ego e guardo i bambini, prima che arrivi il telefonino, sono meravigliosi! Si è vero fanno casini, ma sono amore allo stato puro! Loro non conoscono le falsità, le bugie, si dicono qualche bugia innocente ma poi te la raccontano. Quando litigano non serbano rancore come facciamo noi adulti che vogliamo le vendette, l’odio, e noi vogliamo far diventare questi bambini come noi? No io dico che noi dobbiamo ritornare bambini e dobbiamo tornare nella loro bellezza, dobbiamo attingere all’amore puro che loro ancora hanno, saranno loro a guarirci, non noi a cambiare loro! Anna Ammanniti

