(di Anna Ammanniti) Se pensiamo che negli anni 60 l’uomo atterrava sulla luna e nel 2018 la città di Anagni è ridotta peggio del più recondito paese della giungla africana, una riflessione parte spontanea: c’è qualcosa che non quadra!
Una città con tutto il suo comprensorio, nella quale se ti tagli un dito o hai una colica devi fare più di 25 km per arrivare al primo Pronto Soccorso. Si fanno campagne di sensibilizzazione per costruire gli ospedali nel Terzo Mondo, che certamente ne hanno bisogno anche loro, perché tutti gli esseri umani necessitano di assistenza sanitaria, compresi gli anagnini! Ma non solo senza servizi sanitari legati alle emergenze, come sempre, dopo il danno arriva inevitabilmente la beffa ed ecco che in questi giorni la Regione Lazio sta decidendo se dare l’autorizzazione per aprire, proprio nella città dei papi, un impianto di gestione di rifiuti pericolosi. A causa di troppi errori commessi nel passato Anagni è già un territorio con profonda crisi ambientale, inserito addirittura in un SIN. La maggior parte delle cause, o concause, di morte dipendono dall’ambiente, è indubbio lo stretto rapporto tra degrado ambientale e rischi per la salute, quindi la Regione Lazio mette a vaglio la richiesta di apertura di impianti di rifiuti pericolosi, ma non ci pensa due volte a tagliare i servizi sanitari. La città di Anagni nel corso degli anni ha visto un progressivo depotenziamento dei servizi sanitari, fine ad arrivare ad un punto in cui per le emergenze ed urgenze le affronti solo mettendoti in macchina, percorrendo circa 25 km per arrivare al primo pronto soccorso utile. Dal 2000 al 2005 alla Regione Lazio era presidente Francesco Storace, durante il suo governo il debito legato alla sanità salì vertiginosamente. La sanità venne commissariata ed iniziarono i drastici tagli ai servizi. Nel settembre del 2010 venne annunciata, con il decreto Polverini, la chiusura dell’ospedale di Anagni. Il Comitato Salviamo l’Ospedale presentò il ricorso al Tar e riuscì a ritardarne la chiusura. Il 1° giugno del 2012, la Asl di Frosinone sospese i ricoveri nel reparto di ortopedia; a settembre dello stesso anno avvenne il ridimensionamento del reparto di medicina. Il 5 novembre 2012 sempre la ASL di Frosinone, dispose il declassamento del Pronto Soccorso a Punto di primo intervento, imponendo il blocco totale dei ricoveri, chiudendo di fatto l’ospedale. A luglio scorso, precisamente il 15 luglio del 2018, la Asl chiude il Punto di Primo Intervento, sostituendolo con il PAT, un ambulatorio con i medici di famiglia. Una soluzione molto costosa per le tasche dei cittadini e tra l’altro completamente inutile nel rispondere alle emergenze. Da presidio ospedaliero a presidio sanitario, in pochi anni è stato distrutto un ospedale, sottovalutando con tanta superficialità che nel territorio anagnino sussistono sette impianti industriali a rischio elevato di incidenti e non solo, tre di essi sono ad alto rischio incidenti. L’assurdità è che nel momento in cui sono nate queste fabbriche, appunto proprio per la “pericolosità” della loro attività, sono stati depositati presso la Prefettura di Frosinone, i piani sicurezza. In questi piani è prevista la presenza sul territorio di un Pronto Soccorso, o per lo meno che sia raggiungibile in 8 minuti di viaggio. Il primo Pronto Soccorso utile è però quello di Frosinone che dista 25 km. Sarebbe il caso che la politica iniziasse a ragionare fattivamente su ciò che sta accadendo. Chiudere un Pronto Soccorso ad Anagni, un territorio vasto, unico riferimento di tutto il nord della provincia di Frosinone con ben 80 mila utenti, con sette impianti industriali ad alto di rischio incidenti, un casello autostradale e lasciare aperto il Pronto Soccorso di Alatri? Secondo logica se si doveva chiudere qualcosa per risparmiare era quello di Alatri, che si trova a pochissimi km da Frosinone ed è anche difficilmente raggiungibile da tanti paesi. Ma non solo è aperto, secondo voci di corridoio avrà anche una new entry a breve, la riabilitazione cardiologica. Sicuramente che ben venga per i cittadini di Alatri, ma anche gli anagnini e 80 mila utenti vogliono assistenza sanitaria legata all’emergenza. Guardandosi intorno, ci si chiede: “Allora la Regione i soldi per la sanità li ha o non li ha?” Oppure li investe a caso senza tener conto delle reali esigenze di un territorio? L’ospedale di Monterotondo doveva essere chiuso ed invece è stato potenziato; nel mese di dicembre aprirà il nuovo presidio ospedaliero dei Castelli Romani; il territorio del nord provincia di Frosinone deve reggersi solo con un ridicolo ed inutile PAT, con sette impianti pericolosi sul posto! I politici e i burocrati della Asl, hanno preso in considerazione che cosa potrebbe succedere se solo in uno di quegli impianti avvenisse un incidente? Tre fabbriche sono vicinissime tra di loro, l’effetto domino è assicurato. Coinvolgerebbe in una catastrofe tutta la periferia circostante, tutta la città e con il PAT a due passi e il Pronto Soccorso a 25 km. Questo non è allarmismo, le fabbriche sono lì, ci sono realmente e chi si assumerà la responsabilità di ciò che potrebbe succedere? Anna Ammanniti
