(di Anna Ammanniti) Sono trascorsi 75 anni da quando Frosinone fu bombardata per la prima volta. Fino all’11 settembre del 1943 il capoluogo ciociaro aveva vissuto la seconda guerra mondiale senza essere teatro di attacchi aerei, battaglie e quant’altro.
Era l’8 settembre dello stesso anno, quando l’Italia firmò l’armistizio con gli alleati e i tedeschi la occuparono militarmente. A Frosinone i tedeschi per tre giorni, occuparono la Prefettura, la Casilina, la ferrovia e tutte le principali vie di comunicazione, impedendo l’avanzata degli alleati, bloccati a Cassino. Erano le 22 di quel sabato 11 settembre 1943 quando la sirena posta sul campanile, azionata dalla Prefettura, scosse il silenzio della città, era l’allarme aereo. Gli aerei alleati stavano sorvolando la città illuminata da centinaia di bengala. Le bombe distrussero il liceo-ginnasio, il convento delle suore di Sant’Agostino e l’ospedale, gran parte della città alta. Il bombardamento eseguito da aerei dell’aviazione inglese, ebbe come bersaglio anche l’aeroporto, dove vennero colpiti gli aerei parcheggiati sulla pista, i depositi di carburante e la villa Napoli, che i tedeschi avevano trasformato in infermeria. Il lancio di bombe durò una ventina di minuti, ci furono più di un centinaio di morti, la maggior parte dei frusinati fece in tempo ad allontanarsi e fortunatamente era ancora estate, l’esodo dalla città risparmiò un maggior numero di vittime. Frosinone venne bombardata anche il giorno dopo, ci furono 70 morti. Successivamente il capoluogo di provincia subirà 56 bombardamenti protrattisi fino a tutto maggio 1944. A fine guerra Frosinone risultò il capoluogo di provincia più devastato. Aveva l’80% degli edifici distrutti, tra cui palazzi importanti come il municipio, la sede dei Reali Carabinieri ed il palazzo Vivoli, ridotti a cumuli di macerie. Anna Ammanniti
