La pioggia, in questi giorni, si abbatte continuamente sulla nostra terra. Bagna i campi, si tuffa nel mare e ci lascia in casa a guardarla mentre, annoiati, sbuffiamo da dietro la finestra. È strano come l’atteggiamento degli uomini cambi con il tempo. Si chiama meteoropatia, dicono, ma non è solo questo.
Noi uomini siamo capaci di invocare la pioggia sotto il sole cocente, di sperare di vederla precipitare giù nel bel mezzo di una giornata calda e afosa, e di odiarla, pregando che tornino quei 40 gradi all’ombra, quando arriva e non ci permette di mettere il naso fuori dalla porta di casa.
“La pioggia stanca la terra”, scriveva Montale ne “I Limoni”, e forse lo fa perché questa terra arida ne ha bisogno. Sì, ci scombina i piani: niente feste in piazza e i concerti non sono la stessa cosa stretti sotto un piccolo ombrello, ma se questo cielo decide di mandare giù tutta quest’acqua fredda, se decide di inondare i campi, fermarsi sui petali dei fiori, forse è perché questa terra lo richiede, perché questa terra, la pioggia, la invoca.
Sì, ci scombina i piani, ma come affermava Gandhi: “La vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a ballare sotto la pioggia.”
Impariamo a ballare sotto la pioggia, accettiamola, lei passerà e, forse, ci saranno momenti in cui ne avremo bisogno e non ci ascolterà.
Ester Evangelisti
