Editoriale Alatri – Asilo nido pubblico o privato?

Andrea Tagliaferri
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“Il nido riaprirà regolarmente il 1° settembre”. Questo l’annuncio fatto in Consiglio comunale la settimana scorsa dall’Assessore ai servizi sociali Fabio Di Fabio e ribadito in un comunicato di queste ore per “quanti non avessero capito”.

L’assessore e vice sindaco, infatti, ha messo la faccia nella più grande sfida che, forse, lo ha interessato in questi anni dedicati al settore socio-assistenziale cittadino e, a suo modo, canta vittoria. Vediamo, tuttavia, su cosa non coincidono le diverse “visioni” di questa nuova modalità di “esistenza” dell’Asilo nido comunale. Ricordiamo, innanzitutto, che fino a quest’anno dal 2011 il Comune ha gestito direttamente il servizio, garantendo una qualità davvero elevata da tutti riconosciuta. Prima di questa gestione comunale il nido era stato privatizzato dalla precedente amministrazione di centro destra nel 2010 che aveva, dunque, tolto lo stanziamento in bilancio delle somme destinate al servizio poi ripristinato come “pubblico” dall’amministrazione Morini. E’ così che alle accuse attuali delle opposizioni circa l’attuale soluzione, Di Fabio replica con un “quoque tu” al consigliere Pavia, all’epoca in giunta di centro destra quando si decise la privatizzazione del nido.  “Noi lo abbiamo riavviato, rifinanziandolo e rispettando le nostre promesse. E, ancora oggi, dopo sette anni, stiamo lavorando solo per mantenere il nido a vantaggio delle famiglie di Alatri”. Secondo l’amministrazione, infatti, la diversa modalità di gestione, individuata dal Consiglio comunale, garantirà, la stessa alta qualità del servizio che i bambini ed i loro genitori sono stati abituati a trovare, grazie alla professionalità delle operatrici e del soggetto gestore. A chi grida allo scandalo per la scelta di affidare in concessione e non più in appalto l’asilo nido, l’assessore ribatte che rimarrà un servizio pubblico ed in quanto asilo accreditato, “tutte le famiglie utenti potranno usufruire del bonus di € 90 circa mensili, messo a disposizione dallo Stato, tramite l’INPS e finalizzato a ridurre il costo della retta”. Certo è che dalle opposizioni non vengono solo queste critiche sulla modalità di affidamento, ma ben più circostanziati timori circa la libertà lasciata al privato concessionario di chiudere una delle due strutture (Alatri e Tecchiena) e la possibilità di usare uno dei due edifici rimasti vuoti per altre non meglio circostanziate attività a scopo di lucro.  Anche qui pare che la scelta dell’amministrazione sia stata quella di salvare il servizio seppur con il rischio di vederlo ridotto e di rendere appetibile la gara concedendo all’eventuale vincitore la possibilità di fare business con attività sempre legate all’infanzia (eventi, ludoteca, doposcuola etc). Altro punto delicato è la cosiddetta clausola di salvaguardia inserita negli atti della gara per tutelare le operatrici attualmente in servizio. “Se gli utenti si confermeranno nei numeri ormai consolidati negli anni- afferma Di Fabio- il livello occupazionale generale potrà essere sostanzialmente garantito”. È quel “se” che preoccupa e non poco opposizioni, sindacati e operatori… nel comunicato del Comune, infine, c’è un inusuale invito ad “amministratori, di maggioranza e di minoranza, uffici, operatrici, famiglie utenti ed anche quelle che non lo sono più ma conservano un buon ricordo, giornalisti ecc a credere nel futuro del servizio, promuovendolo fattivamente sul territorio e presentandone le opportunità e l’alto rapporto qualità/prezzo”. Andrea Tagliaferri
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