Alatri – Bando rifiuti: no del TAR, tutto da rifare

Andrea Tagliaferri
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Il Tribunale amministrativo di Latina accoglie il ricorso della De Vizia e boccia Provincia e Comune condannando anche al pagamento delle spese legali

Una sentenza attesissima quella relativa al bando per il servizio di raccolta differenziata dei rifiuti che vedeva contrapposti il Comune, la Provincia con la propria stazione appaltante e la ditta attualmente in carica nel servizio che si era opposta. Il punto fondamentale di questo ricorso era relativo ai costi effettivi del personale, ritenuti troppo bassi ed antieconomici dalla società De Vizia. Il Comune, infatti, nel bando aveva previsto meno unità lavorative di quelle attualmente assunte a causa di errate comunicazioni con la De Vizia, tentando una rettifica all’ultimo momento pubblicata ad integrazione del bando sull’albo pretorio della Provincia che ne stava curando l’iter con la propria centrale unica. <<Emergono, dunque– si legge nelle motivazioni- le condizioni di eccessiva gravosità e sproporzione degli oneri imposti, in misura tale da rendere l’offerta antieconomica e superiore ai costi, idonee a incardinare l’immediato interesse alla impugnazione delle clausole, giacché alle disposizioni che escludono un’impresa dalla gara (clausole immediatamente escludenti) debbono essere equiparate quelle che pur consentendo la formale proposizione di un’offerta di fatto ne vanificano ogni utilità con l’imporre oneri gravosi e superiori ai vantaggi economici. Emerge, altresì, l’illogicità in fattispecie del calcolo degli oneri per la manodopera, inadatto a garantire l’effettiva copertura dei costi del personale che transiterebbe dalla vecchia gestione, ai sensi dell’art. 35 del capitolato speciale d’appalto, andando di conseguenza a definire un importo a base d’asta inferiore ai costi d’impresa nascenti dagli oneri della normativa di gara. Occorre concludere, dunque, riconoscendo la fondatezza delle censure e accogliendo il ricorso>>. La sentenza condanna Provincia e Comune a riconoscere a De Vizia anche 4 mila euro di spese, diritti e onorari di difesa. Andrea Tagliaferri
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