(di Anna Ammanniti) “Sono storie che generalmente ascolti nei tg nazionali, che leggi nella cronaca dei quotidiani di città lontane, pensando che non possano mai colpirti nel tuo piccolo, pensando che certe avventure sono lontane da te. Poi un giorno ti ritrovi ad esserne coinvolto e travolto, ti accorgi di quanto tu possa essere impotente, di come tu non possa essere in grado di difendere la tua piccola principessa. Un’intera vita ad educare i tuoi figli, ad inculcare certi valori e poi ti crolla tutto in un attimo. Perdi le certezze, cresce la sfiducia, ti senti non tutelato dalle istituzioni e cerchi quell’ appiglio, anche uno piccolo, che possa rendere giustizia a quello che sta passando la tua piccolina.”
Inizia così il racconto di un papà, che ad un certo punto della sua vita, vede catapultare tutte le notizie di cronaca, apprese a livello nazionale, dentro la sua esistenza. Notizie di cronaca sentite sempre lontane, questa volta però proiettate dentro la tua vita e vissute in prima persona. “Mia figlia viaggia in pullman dall’inizio dell’anno scolastico. Viviamo in un paese in provincia di Frosinone, la mia piccolina frequenta la seconda media in un istituto scolastico di Anagni. Erano da alcuni giorni che sull’autobus, aveva notato un ragazzo di colore, un migrante, che le prestava particolari attenzioni.” L’uomo dalle scarpe rosse, l’unico particolare che la ragazzina riuscirà a ricordare, di un’età compresa tra i 20 e i 25 anni. “Mia figlia è una ragazza solare, gentile, educata, con il sorriso sulle labbra e tanti buoni principi e buona educazione. Un giorno era tornata a casa dicendo che un ragazzo di colore sul pullman, le aveva strappato le cuffiette dalle orecchie e lei impaurita si era rifugiata nei posti davanti del mezzo, vicino all’autista. Era un campanello d’allarme importante, quel ragazzo continuava a farle domande ed erano giorni che lo aveva notato sul pullman.” La dodicenne lo vedeva a volte nel viaggio di andata verso Anagni e a volte saliva due fermate dopo la sua, al ritorno, quando dalla città dei papi tornava a casa. “Era venerdì primo giugno, una data che non dimenticherò più, la Cotral aveva soppresso la fermata delle ore 14 e mia figlia aveva telefonato per avvisarci che il pullman non sarebbe passato. Una corsa soppressa senza motivo, mia cognata decise allora di andare a prenderla ad Anagni. Mia figlia aspettava sua zia e nel frattempo era al telefono con una sua amichetta. Ad un tratto sbuca l’uomo dalle scarpe rosse che le dice: “Vieni con me!” A questo punto il papà fa una pausa e dice: “Ma vieni dove, dove voleva portarla?”. La sua amica aveva sentito la frase al di là del telefono e le aveva detto di scappare. Ma l’uomo prima l’ha bloccata, tirandole lo zaino, poi le ha preso un braccio e la stava trascinando, mentre lei impaurita cercava di scappare. “Nel tentativo di scappare mia figlia si è fatta male a un piede. Fortunatamente in quell’istante passava di lì un uomo, residente di quella zona, si è fermato, è sceso dalla macchina e ha gridato: “Cosa stai facendo?”. Dopo di che l’uomo ha allertato i carabinieri, che sono arrivati immediatamente sul posto. “Il ragazzo non è stato arrestato, dicono che non si può fare il processo alle intenzioni. Dicono che non c’è stata violenza!” “Lasciamo stare il colore della pelle, poteva essere anche un bianco o un’altra razza, ma cosa vuole un uomo, un adulto da una bambina di 12 anni? C’è stata un’aggressione ad una bambina. L’uomo ha causato un grosso livido sul braccio della mia piccola e le faceva tanto male la spalla, in più per fuggire, ha avuto una distorsione al piede. Un po’ di carcere gli avrebbe fatto bene, avrebbe capito cosa aveva fatto. Che messaggio è passato da questa triste vicenda? Se sei un uomo con cattive intenzioni, se non hai scrupoli di aggredire una ragazzina, puoi rifarlo tranquillamente, tanto sai che non ti faranno mai niente. Ci siamo sentiti soli, non è che dovevano dargli l’ergastolo, ma dopo due – tre ore era a spasso tranquillamente, mentre io e la mia famiglia siamo stati fino a notte al Pronto Soccorso e non solo, mia figlia è rimasta fortemente scioccata. Questo episodio l’ha lasciata segnata, ho dovuto cambiarle scuola, non possiamo vivere con il pensiero che possa succedere nuovamente una cosa del genere e vogliamo tenerla lontana dalle situazioni che in qualche modo potrebbero farle tornare in mente l’accaduto. Da genitore quell’immagine di uno sconosciuto che prende e strattona mia figlia per un braccio, fa male! Quanto senso di impotenza, sei lontano e non pensi mai che possa succedere una cosa del genere. Ha cambiato scuola, non la terremo sotto una campana di vetro, ma vogliamo che stia più vicino a noi. Avrei voluto che da questa triste vicenda fosse uscito fuori un messaggio diverso, un messaggio forte. Queste persone possono rifarlo tranquillamente, sanno che vanno incontro al nulla. Sono due settimane che mia figlia vive nel terrore, la sta seguendo una psicologa, ha paura di stare sola dentro una stanza di casa, ha paura di passeggiare per strada con mia moglie, ogni ragazzo di colore che incrocia urla: “È lui!” Il papà non si dà pace e continua nel suo racconto: “Vorrei più tutela da parte delle istituzioni, avrei voluto che il ragazzo fosse punito, perché ha aggredito una bambina di 12 anni. Cosa c’è da interpretare? Di quel ragazzo non sappiamo niente, solo che viaggiava dalla tratta tra Anagni e Frosinone e viceversa, queste persone hanno la strafottenza di cambiare le regole, è una vita che insegno ai miei figli l’educazione e il rispetto, poi ti crolla tutto in un attimo. Abbiamo sporto una denuncia penale, con l’ausilio dell’avv. Francesca Ruggeri di Frosinone, legale a cui abbiamo affidato l’incarico di difenderci nelle opportune sedi giudiziarie e aspettiamo l’esito delle eventuali indagini, perché noi non sappiamo nulla, non conosciamo neanche il nome del tizio, non sappiamo neanche se al momento del processo dove sarà quell’uomo.” “Vedendo a 360 gradi l’accaduto, mi viene da pensare che mia figlia, nonostante la sua età, mi aveva raccontato l’episodio sul pullman, mi aveva raccontato che il ragazzo gli faceva i dispetti, dialogare con i figli è importante per sapere quello che succede, ma non avrei mai immaginato che si sarebbe andati oltre. Ho sempre detto a mia figlia che nonostante siamo gentili con tutti, non tutti hanno le migliori intenzioni ed è necessario stare attenti, essere più diffidenti, essere meno espansivi. Questi uomini che vengono da fuori, scambiano la gentilezza per altro, è nella loro stessa cultura, la loro cultura della donna che vale come zero e forse per loro è lecito prendere una bambina e trascinarla per un braccio. Devono rispettare le nostre regole, deve esserci una regolamentazione più severa. Devono capire che queste cose non si fanno, chi ridarà la serenità a mia figlia adesso? Sono episodi da condannare, al di là del colore della pelle e proprio per ovviare che possa accadere nuovamente un episodio che potrebbe avere un esito peggiore di quello accaduto, la nostra famiglia auspica una risoluzione efficace e pronta da parte degli organi inquirenti , gli unici che possono apprestare la giusta tutela dei più deboli e nei quali riponiamo la più completa fiducia.” (immagine presa dal web) Anna Ammanniti
