(di Alessandro Andrelli) Sora, distrutta nella sua essenza e nella sua straordinarietà dalla peggiore amministrazione che mai si sarebbe potuta immaginare, ha vissuto un 2 giugno di desolazione e di vuoto. Uno spettacolo surreale e sprezzante mai visto prima che segue un periodo in cui “il nulla assoluto” è protagonista indiscusso.
“Quod non fecerunt Barbari, fecerunt Barberini (quello che non hanno fatto i Barbari, lo hanno fatto i Barberini)”. La famosa frase satirica, indirizzata a Papa Urbano VIII Barberini ed ai membri della sua famiglia per gli scempi di cui si resero responsabili, tanto si addice alla realtà sorana attuale. L’allegoria è perfetta e calza a pennello per il Comune di Sora, che vede il gruppo di governo azzerare passo passo tutto ciò che con grande sacrificio è stato costruito. Per chi “nella catastrofe di questa maggioranza” ha perso qualche passaggio, ricordiamo che due anni fa Roberto De Donatis si insedia al comando della città insieme alla sua folta e variegata compagine di consiglieri. Uomo astuto e calcolatore, così capace di “mettersi tutti in petto” e di raggruppare l’inverosimile pur di essere eletto, diventa in poco tempo il sindaco dei proclami (pubblicati dalle penne amiche) seguiti da “nulla di fatto”. Dopo nove mesi di studio (sarebbe nato un bambino nel frattempo!) attua la sbandierata e fantomatica riorganizzazione degli uffici del Comune. Così, in nome del rinnovamento, del cambiamento, della meritocrazia e della rotazione del personale, vengono tagliate le teste e (si dice!) pagati i dazi della campagna elettorale, promessi per assecondare la “pazzia” di alcuni che, per una manciata di voti (e spesso senza neanche quella), sono assetati di onnipotenza. Di fatto è il riscatto della mediocrità e l’inizio del regno dell’ignoranza politica ed amministrativa! Così, i nuovi insediati, che proprio tanto nuovi non sono (molti di loro erano gli stessi scacciati dal sindaco Tersigni che non aveva voluto cedere a ricatti politici), riuscendo ad ingannare i sorani con la favola di una piattaforma che non è neanche una zattera bucata, vogliono dimostrare di valere. Nei successivi 15 mesi, Sora viene rasa al suolo. Scompare definitivamente il museo, si disintegrano servizi che sono stati punte di diamante, viene annientato l’asilo nido che è sempre stata un’eccellenza, non si sa di che morte debba morire la biblioteca, non ci sono più progetti e programmi, si annullano i finanziamenti regionali e ministeriali per non parlare delle entrate. Attività e manifestazioni costruite con anni di sacrificio ed abnegazione, con volontà e tanta professionalità, vengono cancellate con un colpo di spugna. Il Comune diventa terra di nessuno ed il cittadino viene abbandonato tra noncuranza e caos mai visti, a causa di una disorganizzazione apocalittica ed un’inerzia mostruosa che non dà più risposte a nessuno. Il palazzo di Corso Volsci si svuota di fronte ad un sindaco che, dopo mesi di lista d’attesa, prende solo appunti su un taccuino, facendo promesse che si perdono in un mare di non soluzioni. I cittadini guardano attoniti un disastro senza eguali che vede ridotto in macerie tutto quello che in passato funzionava e che è stato un vanto per la città. Uno scempio! Un vero scempio che è caratterizzato da corridoi deserti, porte chiuse (quelle dei “big” anche a chiave con doppia mandata. Ma cosa ci sarà mai da nascondere?) e procedimenti “impantanati”. Non ci sono più riferimenti e non ci sono più soluzioni. Tutto è caos! E se dentro le mura del palazzo regna il nulla, all’esterno accade l’inverosimile. Erba alta e sporcizia ovunque, una città che non si riconosce più e che trova la sua massima espressione all’interno del cimitero dove, si racconta, sembra succedere di tutto con il benestare dei politici che, pur sapendo, farebbero finta di non sapere. Lontanissimo il tempo del posizionamento dei tre grandi tabelloni riportanti i prezzi dei servizi e la dicitura “NIENTE ALTRO È DOVUTO“. Volutamente dimenticate le regole che sancivano manifesti ufficiali con stemma e tricolore solo ai dipendenti comunali, ai parenti di primo grado, ai politici (sindaco, consiglieri ed assessori) in carica ed agli ex politici. Tutto dimenticato perché con il governo De Donatis le leggi, le regole ed i regolamenti sono pura demagogia (basta pensare alla pubblicazione dei redditi e dei beni patrimoniali). Risultato di una catastrofe di così grandi dimensioni è il disgusto generale dei cittadini e la voglia di fare piazza pulita. Cosi, non potendo scacciare con i forconi i detentori del potere, con senso civico senza eguali, i sorani imbracciano ramazze e decespugliatori ed iniziano a pulire ovunque la città ed il fiume. Una vergogna per la maggioranza! che, spettatrice di tanto adoperarsi della gente, prende atto ed ammette la propria incapacità. Chissà se quando sarà realizzato il minigolf al posto delle mazze i sorani andranno a giocare con scope, forconi, ramazze e decespugliatori? Nei prossimi 3 anni a Sora può succedere di tutto: chi vivrà vedrà! Alessandro Andrelli
