(di Ester Evangelisti) Il 2 giugno è arrivato! Questo giorno importante, tanto atteso, evidenziato in rosso sul calendario…questo giorno che ci pone davanti agli occhi l’esibizionismo della Festa della Repubblica…
Repubblica. Il dizionario afferma: “Forma di governo in cui tutti i cittadini dello Stato partecipano al potere supremo…” Tutti i cittadini, è questa la frase più bella, la frase che non sembra essere rispettata, che sembra essere dimenticata. Oggi la Festa della Repubblica non è più vissuta con l’ardore, l’emozione della libertà dipinta sul viso, la sensazione di vittoria stretta tra le dita delle mani: come accadde al giornale “Corriere Della Sera” che riportava la notizia della nascita della Repubblica, levato al cielo da una donna dal viso sorridente come il più bel segno di nuova vita, di rinascita. Oggi la Festa della Repubblica non è festa: cosa si dovrebbe festeggiare? La Repubblica, quella vera, quella per cui si è lottato duramente, quella che per nascere ha dovuto lasciar chiudere gli occhi dei giovani su pavimenti freddi, lontani, quella che è dovuta sbocciare tra le crepe di un’Italia distrutta come un germoglio inaspettato nel cemento, oggi non c’è più. E allora cosa dovremmo festeggiare? Non c’è Repubblica in questa Italia offesa, in questa Italia che lasciamo sotterrare, che lasciamo distruggere dalle mani di chi crede di avere il potere, di chi il sacrificio di questa Terra non lo conosce nemmeno. La fine non si festeggia, davanti la fine si china il capo con rispetto. Forse questo dovremmo fare: chinare il capo davanti a questa Italia bellissima e sempre più distrutta, davanti a questa Italia che piange e non trova sollievo. “Or fatta inerme, Nuda la fronte e nudo il petto mostri. Oimè quante ferite, Che lividor, che sangue! oh qual ti veggio, Formosissima donna! Io chiedo al cielo E al mondo: dite dite; Chi la ridusse a tale? E questo è peggio, Che di catene ha carche ambe le braccia; Sì che sparte le chiome e senza velo Siede in terra negletta e sconsolata, Nascondendo la faccia Tra le ginocchia, e piange.” Giacomo Leopardi. Ester Evangelisti
