Da comizio a sagra di paese il passo è breve.
Altro che campagna elettorale sottotono, elezioni a costo zero. A Boville si esagera. Prima si prenota il buffet e poi si protocolla la richiesta in Comune per occupare quella piazza o quella strada. L’importante è non perdersi in chiacchiere inutili: gli elettori non vogliono ‘vendersi’ e se proprio devono farlo un buon bicchiere di vino e una o due portate prelibate sono il primo passo, quello giusto, insieme alla promessa di qualche beneficio personale che non guasta mai. C’è chi il menù della serata lo annuncia tramite manifesto: specialità gastronomiche di altissimo livello per palati sopraffini. Quindi prima il comizio e poi tutti a tavola! E guai a rifiutare un buon piatto di pasta o un gustosissimo panino magari con la regina porchetta che fa sempre festa, il candidato potrebbe offendersi. E c’è chi al comizio nemmeno si presenta, tanto il bello viene dopo. Pranzi leggeri e abbuffate serali pesanti: il 10 giugno si vota altro che prova costume. E nell’operosa terra di Boville, dove ci si inventa un lavoro quando un lavoro non c’è, qualcuno pensa di poter comprare la fiducia degli elettori con buffet luculliani. Così quando la realtà supera la satira, c’è forse bisogno di fermarsi a riflettere. Ma veramente siamo ridotti alla politica del ‘panem et circenses’? Che caduta di stile! E in questa democrazia sgangherata… ‘io speriamo che me la cavo’!
