Presso l’auditorium a Frosinone si terrà la seconda serata della rassegna teatrale “Nuovi Linguaggi”. L’appuntamento è fissato per venerdì 9 febbraio alle ore 21.
Seconda serata con la rassegna teatrale Nuovi Linguaggi, a cura dell’Officina Culturale Casa d’Arte della Regione Lazio – Compagnia Errare Persona, con la direzione artistica di Damiana Leone. L’appuntamento è per venerdì 9 Febbraio, presso l’Auditorium comunale Paolo Colapietro di Frosinone, in via Grappelli (angolo Campo Coni), con inizio dello spettacolo alle ore 21.00. In scena, RADIO MAIGRET, di Settimo Cielo. Si tratta di una rappresentazione a metà tra teatro, giallo e radiodramma. Tratto da Georges Simenon, ideazione e testo sono di Gloria Sapio e Maurizio Repetto, con effetti e tappeto sonoro realizzati dal vivo da Andrea Cauduro, con gli stessi Gloria Sapio e Maurizio Repetto. Radio Maigret nasce da uno studio progressivo sulla scrittura di Simenon, sul clima dei suoi romanzi, del genere poliziesco, dalle immagini d’antan di un certo cinema francese e di sceneggiati nostrani entrati nell’immaginario collettivo, come certe indimenticabili modulazioni della voce che ci riconducono a un teatro d’attore “che non si fa più”. I chiaro scuri d’epoca inducono a immaginare una scansione recitativa da vecchia radio, dove ritmi sincopati si accendono in prossimità dei microfoni. Ma la teoria dei rumori, quelli archetipici della paura, del brivido notturno, lo scricchiolio delle scale, della porta che si apre, i passi dell’inseguitore, lo sparo, sono qui distorti e giocati su una resa anche visiva che li strania e li deforma, spesso cogliendo di sorpresa l’attore con dei riverberi in differita e inquietanti fuori onda. Un tappeto sonoro che allude alla vecchia postazione del rumorista, ma ha i suoi riferimenti nella musica contemporanea e si intreccia con le voci, le sostiene, le annulla, le porta lontano. Al doppio binario di questo Maigret, si aggiunge la teoria dei personaggi, colpevoli e innocenti, tutti “sotto il cielo di Parigi” confusi tra gli amanti di sempre e quel corollario di immagini che Simenon e il mito ci hanno reso consuete. Ma la proverbiale umanità del commissario, la penna empatica di Simenon, non riescono a dissimulare la ferocia di una caccia che spinge il commissario (con la complicità del pubblico che viene invitato a entrare nel vivo del plot) a braccare i colpevoli, bestie sanguinose, sospinte dalla miseria verso l’emarginazione e quindi alla delinquenza. Sono la folla di immigrati che già preme alle porte di Parigi e colpisce con determinazione cieca una società che li ghettizza e respinge. Una storia che prelude e allude al presente, tanto da confondersi con esso.
