A Cassino per tutti era ‘il capitano’. Perché il generale di brigata dei Carabinieri, Giuseppe Messina, a Cassino da giovane ufficiale, aveva segnato la storia.
Il generale Messina
In sei anni di permanenza lavorativa in città (sceglierà poi la città martire come residenza definitiva) ha riportato legalità e senso di rispetto tra la popolazione. La malavita locale e non veniva presa a calci. Non schiaffi o manette. Ma criminali presi a pedate nel fondoschiena prima di essere ammanettati. Era così il capitano Messina. Molti ricordano ancora il suo camminare incerto su un cornicione di via Arigni mentre tentata di bloccare, per poi riuscirvi, il boss di Forcella Carmine Giuliano, latitante da tempo e che a Cassino aveva trovato rifugio. Una carriera votata al sacrificio e un’esistenza messa a disposizione dell’Arma dei Carabinieri quella del generale Messina che questa mattina si è spento, a settantaquattro anni e dopo una brevissima malattia, presso l’ospedale ‘Santa Scolastica’ di Cassino. Nato a Palma Campania nel 1943, dopo gli studi aveva deciso di indossare la gloriosa divisa e nel 1964 il primo incarico da tenente: Porto Melito Salvo in provincia di Reggio Calabria. Poi un vero e proprio viaggio lungo la Penisola: da Mondragone, a Secondigliano, da Latina a Roma, da Cassino a Campobasso. Sempre con grande spirito di abnegazione. Sempre con grande passione per le indagini di polizia giudiziaria. I funerali del generale Giuseppe Messina che lascia la moglie Raffaella ed i figli Mario, Francesca e Marina, si terranno domani lunedì 4 dicembre alle ore 11 nella chiesa di Sant’Antonio in piazza Diamare a Cassino.
@nicoletti