(di Irene Mizzoni) Domani si riunisce il consiglio comunale di Sora. I punti all’ordine del giorno sono due ma, è sicuro, daranno vita ad un vivace dibattito.
Secondo alcuni, visto il braccio di ferro interno alla maggioranza, sarebbe stato più opportuno evitare di convocare una seduta consiliare pubblica. Secondo altri potrebbe essere una mossa per mostrarsi ancora “maggioranza”. Chissà. La prova del nove ci sarà domani quando il gruppo a capo del Comune volsco, uscirà dal guscio, siederà in aula per qualche ora concedendosi alla città alla quale deve rispondere. E i cittadini ci saranno e noteranno ogni minimo movimento. Sora continua a lanciare segnali di disprezzo verso i machiavellici giochi politici che, come è ovvio che sia, emergono grazie a chi li racconta. Questa è la politica, questi sono i politici che oggi decidono le sorti di Sora. Si stampa sulla faccia un amaro riso quando si ripensa alle parole del sindaco. Lui voleva il cambiamento. A noi, che spesso si va per analogia, torna alla mente la famosa favola di Fedro. E’ quella de “La vacca, la capretta, la pecora e il leone”. Eccola. Non è mai sicura l’alleanza con il potente: questa favola lo dimostra. La vacca, la capretta e la pecora paziente fecero società con il leone nella foresta. Dopo avere catturato un cervo bello e grosso, il leone lo spartì dicendo : << Io mi prendo la prima parte perché mi chiamo leone; la seconda mi spetta come socio; la terza viene a me perché sono il più forte, e se la vedrà brutta chi oserà toccare la quarta. >> Così la prepotenza si portò via tutta la preda. Non serve spiegare altro. Non servono scuse, dissimulando, parlando in politichese di “questioni interne al gruppo x” e del “rispetto dei ruoli”. La domanda è: chi comanda? Ma soprattutto: perchè?
