Sora – Contratti di Quartiere, cosa ne pensano i residenti?

Francesca Merolle
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Abbiamo cercato di cogliere il punto di vista collettivo medio e quello che ne è uscito fuori è un quadro di insoddisfazione generale soprattutto per l’assenza di una adeguata informazione e per la lentezza dei lavori. Torniamo nuovamente sul tema dei contratti di quartiere su cui ultimamente è sceso il silenzio.

E’ necessario innanzitutto ricordare che si tratta del finanziamento più importante sotto il piano economico, parliamo di circa 9 miliardi vecchio conio, 4,5 milioni di euro, degli ultimi 10 anni e, quindi, di evidente importanza per la città. I contratti risalgono all’amministrazione Ganino che ottenne il finanziamento. Con Casinelli si assegnò l’appalto e si fecero le scelte progettuali riguardanti i materiali, si deve a quel periodo la scelta dell’utilizzo del calcare. L’avvio dei lavori e la realizzazione di circa il 70% di questi è da attribuire all’amministrazione Tersigni e infine il restante 30% è nelle mani dall’attuale governo che sta ultimando i lavori previsti dal progetto. Sono state tante le osservazioni evidenziate nel corso degli anni. Attualmente il giudizio sui lavori da parte dei cittadini si basa, come già detto, su una condivisa criticità rappresentata dalla mancanza di informazione. Nello specifico riguardo i tempi di inizio e chiusura che, tra l’altro, dovrebbero essere noti per legge. La situazione appare particolarmente complessa per chi detiene un’attività nella zona. L’assenza di informazioni sulla tempistica è percepita dai cittadini come mancanza di rispetto verso loro stessi e il loro lavoro.  Polemiche hanno riguardato anche i materiali scelti. Se da un lato, infatti, il materiale calcareo conferisce una evidente luminosità ai luoghi e rappresenta una scelta con una coerenza storica e filologica rispetto al passato della città, dall’altra i cittadini si sono lamentati per il possibile rischio di scivolamento con l’utilizzo del ciottolo di fiume. Inconveniente, però, a cui sembra sia possibile ovviare attraverso l’“affogamento” del ciottolo nel cemento, così come da progetto originale. Atri problemi sono stati riscontrati in merito alla pedonabilità e carrabilità della salita di San Silvestro: i residenti si sono battuti per avere la possibilità di salire con i mezzi in caso di emergenza, mentre c’è chi si augura che l’accesso sia presto regolamentato e ristretto per evitare che la piazza si trasformi in un parcheggio. Altra criticità di piazza San Silvestro è la presenza di una casa distrutta, vicino alla fontanella, a destra della chiesa, di proprietà demaniale. Su di essa sembrerebbe fossero previsti circa 450 mila euro per ristrutturazione e destinazione ad attività sociali del quartiere. Il pian terreno pare dovesse essere destinato agli anziani come luogo di incontro, ad esempio nel periodo invernale, ma quest’opera non è stata realizzata. L’attuale amministrazione avrebbe richiesto e utilizzato quelle somme per completare altri vicoli lasciando, secondo alcuni, uno spazio incompleto e per sempre mutilato. Ciò che indigna in modo particolare è anche la situazione di via Cittadella. La strada è stata bloccata per moltissimo tempo al traffico e anche alla viabilità pedonale. I cittadini per questo “regalo” non pensano di dovere alcun ringraziamento: è chiaro che qualcosa è andato male e sono stati loro a pagarne il prezzo più alto. Chi amministra avrebbe dovuto preoccuparsi del fatto che nel quartiere la gente ci vive e lavora. Infine nulla è stato fatto per la scalinata e la chiesa di Sant’Antone, tra i punti focali di Cancéglie insieme alla scalinata di San Silvestro e ai “Trè”. Sant’Antone sarà lasciata così. Attualmente i lavori si sono fermati, pare in punti particolari, forse troppo particolari per essere casuali? Ma adesso quello che conta è solo che vengano terminati. La gente del quartiere non ne può più. In conferenza stampa il sindaco De Donatis disse che la fine sarebbe arrivata a febbraio, marzo per stare larghi. Oggi è 30 settembre e ottobre è già alle porte… Foto di repertorio
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