Sora – Professionalità e umanità: il grazie ai medici e al personale del SS.Trinità

Francesca Merolle
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Nel racconto di una figlia il ringraziamento per i medici e il personale sanitario dell’ospedale civile di Sora.

“La curva della bocca del dottor Conte: è da lì che ho capito che qualcosa non andava. Mia madre deve fare una gastroscopia per problemi di aritmia, ma ha una febbricola da qualche giorno e una tosse stizzosa: due buone scuse per rimandare quell’esame fastidioso. Il mio sguardo si sofferma sullo stomaco di ottone tra le carte sulla scrivania, si sposta sulle mani che sfogliano le analisi del sangue e sulla fronte che resta abbassata un po’ troppo a lungo. La curva della bocca indica che qualcosa non va. Nel giro di un quarto d’ora siamo tutti in ospedale per una radiografia al torace urgente. Mentre i radiologi, dottoressa Giagu e dottor Tomei, svolgono solerti il loro lavoro, noi parenti (“tu sei la figlia?” mi si domanda) veniamo impegnati in occupazioni concrete come pagare il ticket (25 euro. Ma di che si lamenta la gente?!), così da sentirci utili e ingannare l’attesa.  Immediatamente dopo, mia madre mi comunica con un sorriso preoccupato che deve fare una tac total body con contrasto: mi sembra rimpicciolita; circondata e sostenuta dai medici, si sposta nello spazio come una fanciulla condotta all’altare. La porta scorrevole della Sala tac segna il confine con un altrove: un’arnia in cui medici e tecnici si muovono operosi e sicuri. Mio padre e io, seduti sulle sedie di fronte al laboratorio, osserviamo la gente che passa, le barelle, gli infermieri svelti, i visitatori. Osserviamo la gente dell’ospedale, un popolo a sé, di cui stiamo entrando a far parte senza accorgercene ancora. La porta scorre, i medici e i tecnici attraversano la parete immaginaria dell’alveare e il dottor Tomei ci posa addosso uno sguardo affettuoso ed eloquente. Il dottor Conte ci chiama in disparte e ci annuncia guardandoci in faccia, la voce dimessa, gli esiti di questi primi esami: non ricordo le parole precise. Mia madre ha un tumore al polmone. Grazie alla tempestività e alla professionalità della Radiologia, entro mezz’ora già parliamo con gli oncologi, dottoressa Gamucci, primaria del reparto, e dottor Buccilli, che riescono a fissare in tempi rapidissimi una broncoscopia a Cassino, che lo stesso dottor Buccilli portà seguire da vicino, e un esame bioptico a Sora. Incontriamo di nuovo la dottoressa Giagu, disponibile e delicata, che praticherà con perizia la biopsia con l’ago aspirato. Qualche giorno dopo mia madre ha un dolore all’anca, acuto e persistente: sembra la notte più lunga della Storia.  Al reparto di Radiologia ci accolgono di nuovo con prontezza e quell’altrove ci sembra già un po’ familiare. L’Oncologia ci offre una sedia a rotelle; mia madre subisce un’altra radiografia e una nuova tac, parziale. Subito nel Pronto Soccorso si comincia la terapia del dolore e la morfina distende anche gli animi. Veniamo ricoverati (credo di poter usare la prima persona plurale) nel reparto di Oncologia, dove giorno dopo giorno ci impossessiamo degli spazi, che diventano quasi domestici. Ora siamo parte di quel popolo di fantasmi che vagano allucinati in ospedale. Speriamo di iniziare presto le terapie specifiche e di andare via serenamente da questo luogo un po’ alienante e molto umano che è l’ospedale di Sora, del Servizio sanitario nazionale, che ha il nome della Santissima Trinità ma è fatto di donne e di uomini. Oltre ai medici citati, ringraziamo con affetto tutto il personale sanitario con cui siamo venuti in contatto. Arianna Fiore”. La redazione di Tg24 è vicina alla signora Arianna e a tutta la sua famiglia.    
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