(di Caterina Paglia) Voleva diventare un calciatore, ma oggi è tra i più validi giornalisti e siamo contenti di ciò. Si parla di Vittorio Macioce, oggi capo redattore de Il Giornale e ideatore, insieme a Rachele Brancatisano, del Festival della Storie, inaugurato ieri mattina in Piazza Marconi, nella splendida cornice delle storiche logge di Palazzo Gallio.

L’inaugurazione dell’atteso evento ha visto, come protagonisti,
“Quelli del Liceo Classico”, ovvero Michele Napolitano, Miska Ruggeri e Alessandro Giuli che hanno raccontato l’importanza del liceo classico come base formativa e consigliando meno ore di didattica per favorire stage in biblioteca. Un contatto diretto con i testi e la lettura per creare un’alternanza scuola-lavoro.
Ma noi abbiamo voluto ascoltare la storia di Vittorio Macioce e il suo percorso di vita che ha, in qualche modo, creato il fascinoso mondo del Festival delle Storie.
“Da maggiorenne lascio la mia terra, Alvito, per inseguire sogni ed ambizioni. Finiti gli studi, poco più che ventenne, inizio a fare
lo stagista presso un quotidiano della provincia di Venezia. E qui ho scoperto di essere
cinico. Come? Dopo un assassinio a Marghera, chiamo la vedova dell’uomo che avevano ammazzato per avere delle informazioni e scopro che lei ancora non era a conoscenza del fatto. Poi, in tempo reale, ho raccontato con lucida freddezza l’omicidio. Insomma, da stagista alle prime armi, sono stato lanciato sulla cronaca ed episodi adir poco delicati.
Così mi sono fatto le ossa. Poi,
nel 1993 è davvero
cominciata la mia carriera a ‘L’Opinione’ a
Roma, tra cronaca e politica, in quelli che furono i veri momenti storici,
passando dalla Camera al Parlamento. Dopodiché decido di licenziarmi per lanciarmi verso una nuova avventura. Fortunatamente vengo chiamato da
Teleregione. Poi decido di andare in
Kossovo, scrivendo
una serie di reportage sulla guerra per Il Foglio,
Panorama…Così ho cominciato a seminare
per poi approdare al quotidiano Il Tempo sul quale ho parlato del
precariato dei trentenni, della nostalgia per i
video game e gli anni ’80: fatti che mi riguardavano personalmente. Nel 2000 vado a
Milano e poi arriva la chiamata de
Il Giornale che mi ha portato ad essere
il braccio destro di Mario Giordano e il giornalista, grazie anche a Feltri, che sono oggi.
Come
nasce il Festival delle Storie? Per intuito, fantasia e casualità. Tra il 2008/2009 mi trovo al
Festival Blues di Piacenza e lì conosco
Grayson Capps, sceneggiatore del film con
John Travolta ‘Una Canzone per Bobby Long’ e così decido di ospitarli nello storico hotel Villa Grancassa, gestito dai miei amici Biagio e Salome. Fu il cosiddetto
anno zero del Festival che, prima di diventare tale, era semplicemente
‘L’Antrasarta’, una sorta di improvvisazione che andava dalla musica, alla letteratura, fino al cibo e, appunto, ai racconti di vite.
Ma è da Rachele Brancatisano, allora giovane studentessa universitaria di Picinisco, che nasce l’idea di realizzare qualcosa di concreto e duraturo: un Festival. E tutto accade proprio quando rimango orfano di
mio padre Totò e mia madre Tonina, alla quale
avevo promesso di fare qualcosa per la mia terra.
Il Festival è cuore e razionalità, ma soprattutto un modo di portare la cultura, che sia fisica, scienza, letteratura, storia, cinema e sport, tra la gente non esclusivamente per una setta. Tutto ciò è Storia!”
Pienamente soddisfatto anche
il sindaco Duilio Martini. “Quest’anno la manifestazione è molto più concentrata – ha commentato il primo cittadino – e sentita. Come sempre abbiamo ospiti eccezionali come
Emi De Sica, figlia del grande Vittorio e l’ex olimpionico, oggi giornalista sportivo, Giacomo Crosa. Il Festival delle Storie, nonostante le difficoltà che stanno attraversando i piccoli Comuni, rappresenta qualcosa di stimolante e di forte elevatura per l’intera
Valle di Comino che non smetteremo mai di promuovere e valorizzare”.
Caterina Paglia