L’opera di restyling del roster di Palestrina passa anche per due addii, quelli di Simone Rischia e Daniele Brenda, prodotti del vivaio arancioverde.
L’ufficialità della partenza di Rischia, anticipata in esclusiva dalla nostra redazione alcune settimane fa, spalanca alla guardia le porte di Valmontone, club con il quale l’accordo sarebbe sempre più vicino. Il giocatore è stato salutato dalla società con una lunga lettera pubblicata sul sito ufficiale. Anche l’addio di Brenda era nell’aria ma è stato reso noto solamente nelle scorse ore con un’altra lettera aperta. La società prenestina però ha messo a segno un altro grande colpo in entrata, assicurandosi l’esperienza di Simone Gatti, ala grande reduce dalla finale playoff disputata con Campli nel girone “adriatico”. Il giocatore, ex anche di Ferentino, ha risposto ad alcune domande dell’ufficio stampa di Palestrina. Come stai fisicamente? E moralmente immaginiamo una grande voglia di riscattare una finale neanche disputata, te che volevi vincerne una dopo tanto tempo. “Fisicamente direi che sto abbastanza bene e sto anche lavorando piuttosto sodo, siamo sulla buona strada per farsi trovare pronti per i primi di ottobre e in generale il recupero fa ben sperare. Nella domanda c’è già la mia risposta perchè la motivazione è esattamente quella di chi è sempre andato vicino a vincere, e l’ultima finale non l’ha neanche potuta giocare, quindi il mio pensiero è quello finalmente di riuscirne a vincere una.” Che giocatore devono attendersi a Palestrina? E cosa hai imparato di Duranti? “In campo sono uno di quelli che ama giocare in transizione, in contropiede o sfruttare il tiro da tre, ma anche schiacciare e ritengo che nel corso della carriera sia rimasto abbastanza uguale nel modo di giocare: non ho avuto grossi cambiamenti nel passaggio da giovane a più “anziano”. Duranti devo dire che è stata la vera rivelazione, questo è stato l’anno della sua esplosione, un gran giocatore che ritroverò al mio fianco. Caratterialmente sono un leader silenzioso rispetto magari a lui che ha un carattere più esuberante e a volte bisogna quasi trattenerlo.” Insieme a Barsanti appartieni alla schiera di avversari storici, in passato c’è mai stata possibilità di averti qui e quali ricordi conservi? “Quest’anno è stata la prima volta che ho avuto contatti veri con Palestrina, e sentire questa attenzione mi ha fatto piacere veramente. In effetti contro Palestrina mi è capitato spesso di giocare, il primo impatto fu a Zagarolo nel 2006 ai tempi di Ferentino, da allora è rimasto uno dei campi più caldi della serie B che ti resta inevitabilmente nella mente. Per me come penso altri poi la società di Palestrina è stata simbolo sempre di continuità e solidità, sia per i livelli mantenuti che per la gestione in generale.” Rob. Cap.
