(di Marta Ferrari) Era il 6 aprile 2009, erano le 3.32. La terra ha iniziato a tremare. La paura, la grande paura. Lo smarrimento. L’Aquila. In un’intervista esclusiva a Tg24 parla Valentina, una giovane donna nata e cresciuta L’Aquila e che nella propria città ha deciso di investire per il proprio futuro.
Per chi, pur non essendo aquilano, ha vissuto in quella città per studiare ogni anno all’avvicinarsi del 6 aprile sente un enorme vuoto nel cuore. L’Aquila, per molti studenti ed ex studenti della nostra provincia non è stata solo un posto dove studiare. L’Aquila ha rappresentato il passo per il cambiamento dall’essere adolescenti all’essere adulti. L’Aquila, una città non troppo grande ma neanche piccola era il luogo ideale per uno studente. Non mancava nulla. Ed era divertente. Era meravigliosamente divertente. La piazza piena di gente il Giovedì, il corso e poi la Caffetteria, il Cavuor, il Boss, il Magoo. Chi non ha passato almeno una serata in questi locali? Parole colme di ricordi, di risate, di occhi che si incrociano. Parole pezzi di vita diventata polvere la notte del 6 aprile. Sono passati 8 anni dalla terribile scossa che devastò la città con 309 vittime. Qualcosa è stato fatto, non abbastanza. I dati parlano di 11mila aquilani ancora in alloggi provvisori, di tantissime attività commerciali che hanno chiuso, aziende che sono andate altrove ed un centro storico completamente spopolato. Nelle parole di Valentina c’è tutta la voglia di ricominciare, di rimarginare le ferite che il sisma ha lasciato. Ma quanto dovranno ancora aspettare gli aquilani per rivedere la loro amata città allo splendore di una volta? Quanto dovranno aspettare gli studenti che lì hanno vissuto per tornare un giorno e ritrovarla come l’avevano lasciata? Marta Ferrari
