Nel corso della puntata odierna di “Chi l’ha visto”, il noto format di Rai3 che si occupa di casi irrisolti e che questa settimana ha affrontato anche il caso dell’omicidio di Emanuele Morganti, il ventenne di Tecchiena ucciso dopo una rissa nella notte tra venerdì e sabato scorso, è stato intervistato in esclusiva uno dei buttafuori, tra l’altro indagato, che è intervenuto nella vicenda. Ecco alcune delle sue dichiarazioni a “Chi l’ha visto” e le domande del giornalista che lo ha incontrato:
“Abbiamo cercato di calmare Emanuele e l’altro ragazzo dentro il locale ma non si sono calmati. Cerchiamo prima di calmare e poi ci prestiamo ad accompagnarli verso l’uscita, questo è il nostro lavoro”. Avete cercato di capire il motivo della discussione? “Non era nostro interesse, io mi limito a tutelate il locale e i clienti che stanno nel locale. Quello che succede, perché, quando, se succede fuori dal locale per il quale lavoro, non interessa. Io sono lì per il locale non per la piazza, non per le macchine, non per le zone circostanti adiacenti il locale”. Cosa è successo fuori? “Sono uscito un attimo ho visto che stavano cominciando ad alzare le mani altre persone. Non so chi siano, né cosa hanno fatto e io sono rientrato per stare nel locale per continuare la serata. Non è che ogni volta che qualcuno litiga ti puoi mettere fuori a chiedere cosa è successo”. Sai chi ha chiamato 112 o ambulanza? “No, no so, non ne ho la più pallida idea. Siamo usciti fuori un attimo. Si vedeva gente come sempre, come di norma, come succede quasi ogni settimana (allude a risse fuori dal locale, ndr). Non è che uno gli dà più peso perché non è compito mio questo”. È’ morto un ragazzo che stava nel locale quella sera. Tu che difendi le persone, cosa ti senti di dire perché molte persone accusano un po’ tutti, i buttafuori, i presenti? “Tante persone parlano e non sanno quello che dicono. Solo chi era presente sa cosa è successo. Ovviamente dispiace a tutti quanti perché era un ragazzo giovane ma anche se avesse avuto più di 20 anni per me era la stessa cosa. È successa una disgrazia che non doveva accadere. Saranno sicuramente stati banali i motivi che hanno portato a questo. A me da fastidio solo che tutte le persone che non hanno assistito ai fatti si permettono di parlare e fare delle accuse nei nostri confronti e non lo ritengo giusto anche perché uno lavora per portare da mangiare a casa e non per fanaticheria, si lavora per dare da mangiare alla famiglia. Questo è tutto”.
Dichiarazioni forti. Che ribadiscono come fuori dal locale frequentemente si verificassero risse, oppure che la rissa si sia svolta fuori dal locale stesso.
La redazione