Da qualche settimana il mondo delle categorie minori del basket italiano è scosso dalla questione riguardante il tesseramento di atleti stranieri. Tg24Sport riassume le tappe di questa vicenda e prova ad offrirvi un quadro della situazione.
Corey Spence, americano di Sora
Tutto inizia con il tesseramento di David Hawkins (ex Roma, Milano, Siena e altre) con il Sustinente Basket, squadra di Serie C lombarda. Il “Falco”, dopo quattro anni di squalifica per droga, era arrivato in prova a Reggio Calabria (A2) ma la sua forma non era ancora adeguata a un campionato del genere, così ha continuato a cercare squadra nello Stivale fino alla chiamate del Sustinente.
L’approdo di Hawkins nelle minors, con tutta l’attenzione mediatica che ciò ha comportato, ha convinto la FIP a mettere sotto la lente d’ingrandimento gli stranieri presenti nelle categorie minori italiane, anche a causa degli interrogativi posti dal giornalista di Sky Sport, Flavio Tranquillo, nel corso di Basket Room. Il regolamento dice che non è possibile tesserare un giocatore straniero dotato di un visto turistico, ne serve uno per motivi lavorativi o di studio ma ovviamente i club di questo livello, essendo associazioni sportive dilettantistiche, non possono rilasciarli. La normativa, come spesso accade in Italia in questi casi, presenta numerose falle che permettono di aggirare del tutto legalmente questo ostacolo.
Nelle scorse settimane vari comitati regionali della FIP, nonostante avessero approvato regolarmente i tesseramenti a inizio stagione, hanno iniziato a rivalutare la posizioni degli atleti stranieri con il risultato di costringere molti di essi a fermarsi. Nel Lazio, invece, la procura federale si è mossa soltanto qualche giorno fa chiedendo a Civitavecchia, Fondi, Frascati e Sora di inviare una copia del permesso di soggiorno dei loro giocatori.
Enis Dulovic, uno degli stranieri di Sora
A questo punto la prima domanda che sorge spontanea è la seguente: perché avviare questi controlli quando la stagione è in via di conclusione. Successivamente ci si potrebbe anche chiedere cosa sarebbe successo se Hawkins non avesse involontariamente alzato questo polverone: la questione sarebbe rimasta “sommersa”? Probabilmente sì. Adesso però è il caso di pensare a cosa potrà succedere se anche gli atleti delle squadre laziali dovessero essere fermati (eventualità tutt’altro che remota) perché lo scenario potrebbe essere veramente molto variegato. Le società che hanno perso contro questi giocatori potrebbero chiedere la vittoria a tavolino? E questi club, con il mercato chiuso dal 28 Febbraio, come dovrebbero comportarsi? Ancora: i costi sostenuti dalle società per tesserare questi giocatori verrano (almeno in parte) rimborsati? Nelle altre regioni i risultati acquisiti non sono stati modificati ma è chiaro che molte formazioni si sono ritrovate con organici mutilati, falsando in questo modo i vari campionati.
Alla base di tutto il polverone c’è una normativa con diverse incongruenze ma ancora una volta i tempi d’intervento sono stati totalmente sbagliati, ancora una volta i vertici federali, invece di vigilare sulla regolarità dei campionati, li hanno falsati.
Al di là delle polemiche sull’ennesimo episodio grottesco del basket italiano, non resta che rimanere alla finestra per vedere cosa accadrà agli stranieri della C Gold laziale, su tutti quelli della N.B. Sora 2000.
Roberto Caporilli