La procura di Roma ha chiuso l’inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi contestando l’accusa di omicidio preterintenzionale ai tre carabinieri che lo arrestarono nel 2009. I militari sono ritenuti responsabili del pestaggio del giovane. Una notizia clamorosa anche per la città di Cassino. Qui infatti, da qualche tempo lavora uno dei tre militari.
<<Ai tre carabinieri – si legge sull’Ansa – è contestata anche l’accusa di abuso di autorità, è detto nell’avviso di chiusura indagine, atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, per aver sottoposto il geometra “a misure di rigore non consentite dalla legge”. Per la procura con “l’aggravante di aver commesso il fatto per futili motivi, riconducibili alla resistenza di Cucchi al momento del foto-segnalamento”>>. <<“Non lo so come sarà la strada che ci aspetta d’ora in avanti, sicuramente si parlerà finalmente della verità, ovvero di omicidio”. Così Ilaria Cucchi commenta la notizia della chiusura dell’inchiesta bus sulla morte del fratello Stefano per l’accusa di omicidio preterintenzionale – scrive ancora l’Ansa – “Ricordate la foto del mio pianto il giorno della lettura della sentenza di primo grado? – ha aggiunto -. Ci gettiamo alle spalle sette anni durissimi, di dolore, di sacrifici, di tante lacrime amare. Ma valeva la pena continuare a crederci”>>. <<“La Procura ha esercitato una sua prerogativa e ha formulato il capo di imputazione che ritiene sussistente. Noi riteniamo, di contro, che tale contestazione non potrà essere provata nel giudizio in quanto gli elementi di fatto su cui fonda non sono riscontrabili in atti e, tanto meno, nella perizia disposta dal Gip con incidente probatorio”. Così l’avvocato Eugenio Pini, legale di uno dei carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale nell’ambito dell’inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi.>>. (foto: web)
