(di Alessandro Andrelli) È fissata per questa sera, alle ore 18, l’incontro di De Donatis con la sua maggioranza. Argomento di discussione: l’esito delle elezioni provinciali, la sconfitta dei candidati sorani ed il futuro dell’attuale maggioranza.
Tante le voci di palazzo e tante le chiacchiere in città da lunedì scorso 9 gennaio, giorno del “terribile” verdetto. Sembrerebbe, infatti, che ben quattro consiglieri di maggioranza (Antonio Farina, Natalino Coletta, Massimiliano Bruni ed Augusto Vinciguerra) non abbiano votato i candidati sorani. Da quello che si dice, infatti, Farina avrebbe votato Gianluca Quadrini, Bruni avrebbe dato la propria preferenza a Massimiliano Mignanelli, mentre Vinciguerra e Coletta avrebbero dato la loro fiducia ad esponenti della lista PD. Una scelta, la loro, che ha indubbiamente segnato il destino della città di Sora, determinando critiche immediate da parte dei più superficiali; riflessione da parte dei più ponderati e riflessivi. Un comportamento, quello dei quattro “dissidenti”, di certo non apprezzato dal sindaco che, direttamente ed indirettamente, avrebbe sponsorizzato con tutto se stesso il consigliere Caschera (candidato nella lista dei socialisti), abbandonando al proprio destino Alessandro Mosticone, nonostante l’aiuto precedentemente promessogli di almeno 2 voti (il proprio e quello di Antonio Lecce) della maggioranza. Ad una settimana dal risultato, per capire veramente bene quanto successo, è indispensabile analizzare la situazione nel particolare, scendere nel dettaglio e capire i meccanismi che hanno generato alcuni comportamenti, determinando alcune scelte. L’amministrazione De Donatis, nonostante la favola elettorale della piattaforma civica, che alla fine si è trasformata in una semplice “pedana” e successivamente in un “acquario” che molto lascia a desiderare, è di fatto un’oligarchia, cioè un governo in cui il vero potere è concentrato nelle mani di pochi, per non dire di pochissimi. Lo stato delle cose, già abbastanza evidente al momento dell’assegnazione delle deleghe, si è delineato nei quasi sette mesi successivi all’insediamento. Da quanto detto e mormorato di qua e di là, il potere decisionale coinvolge il “cerchio magico” formato da Lino Caschera, dalla Paolacci e dal sindaco supportati, con più o meno consapevolezza o capacità di giudizio e scelta, dal vice sindaco Baratta, dall’assessore Di Ruscio, dal consigliere De Gasperis, dalle consigliere Castagna e De Donatis, dal Presidente del Consiglio Lecce. Resterebbe fuori dal centro diretto ed indiretto di potere, il consigliere Farina che, da mesi si è dissociato dalle scelte dell’amministrazione, rimettendo la delega al personale perché in disaccordo con la politica “punitiva” che la maggioranza ha scelto di applicare in nome della riorganizzazione dell’ente. Altrettanto emarginato l’assessore Lucarelli che, senza grandi “sponsor” alle spalle, sarebbe l’uomo dalla valigia in mano, pronto ad essere sacrificato, senza indugio e senza pena, alla prima circostanza non gestibile. Segue Vinciguerra, l’eterno assente, il consigliere che in comune non si vede quasi mai. Non si sa dove sia, cosa faccia e quale sia il suo pensiero. Rappresentato da un assessore, giudicato dagli “oligarchi”, privo di qualsiasi peso politico, in pratica è fuori dai giochi. Sussegue Massimiliano Bruni, azzittito e rabbonito con la nomina del presidente dell’Ambiente, ma che di fatto viene fatto girare a vuoto. L’ambiente è un buco nero. I lavori pubblici sono in una situazione di stallo. Nonostante i finanziamenti già ottenuti dall’amministrazione Tersigni, tutto giace immobile e non riesce ad andare avanti, mentre i problemi già presenti si ingigantiscono ogni giorno di più. Per finire abbiamo Coletta, l’eterno “silurato” dell’amministrazione De Donatis. Nonostante la sua esperienza politica, si è visto dire no alla carica di assessore scavalcato dalla Paolacci, con la ridicola scusa della quota rosa in Giunta. Si è visto affidare una delega irrisoria (verde urbano!!!). Si è visto non meritevole neanche della candidatura in Provincia, che a detta di molti (anche di opposizione) era pienamente meritata, in considerazione della sua carriera e della sua coerenza politica unita al suo modo di essere. Tutto questo difficile scenario viene completato dal partito di Forza Italia con i consiglieri Mosticone e Petricca, che non hanno rappresentanti in Giunta e che ad oggi non sembrano contare niente e non avere nessuna voce in capitolo, bensì appaiono necessari soltanto a rafforzare la maggioranza. In tutto questo caos, gli “oligarchi”, hanno imposto il “preferito” (Caschera) pensando di gestire le menti ed obbligare le azioni. Privi di umiltà non hanno neanche cercato il confronto, il dialogo, la convergenza che avrebbe potuto portare anche la minoranza a votare un candidato proposto dalla maggioranza. Non hanno ritenuto necessario provarci, non hanno reputato importante riuscirci, non hanno pensato alla città. Mossi da un’incontrollabile voglia di potere, rapiti da una bramosia di comando senza fine, gli “oligarchi” hanno messo all’angolo i loro stessi alleati. Poi c’è chi caratterialmente si fa usare, interessato soltanto a perseguire propri progetti ed obiettivi, e chi non presta il fianco, tiene la testa alta, resta coerente con se stesso e mantiene diritta la rotta. Una cosa è certa: Lino Caschera non era la persona giusta! Figlio di “nessuna parrocchia” politica, è cresciuto senza un’ideologia definita e senza un vero e proprio credo di partito, passando da Enzo Di Stefano a Fiorito, da Forza Italia al PD per poi ritrovarsi con i socialisti. Non ha parola e non ha faccia. Solo tanta voglia di potere. Nessuna dimostrazione di vera capacità politica. Nessun amore per Sora. Nessun pensiero per i sorani. Nessun sacrificio per il futuro. Il bilancio finale vede le “luci dell’acquario” spegnersi, mentre al suo esterno Sora muore davvero. Tre tipi strani e sconosciuti, incapaci di capire cosa sta davvero accadendo, continuano a sproloquiare a tutte le ore del giorno. Ripetono frasi scontate ed insignificanti perché proprio niente possono dire per giustificare ciò che giustificabile non è. Sora muore davvero, mentre unico obiettivo è solo quello di accaparrarsi la poltrona, senza pensare che da soli non si va da nessuna parte. Alessandro Andrelli
