Avrebbe dovuto spiegare del perché, nel giugno del 2001 avrebbe sferrato un pugno ad una delle porte della caserma di Arce. Avrebbe dovuto raccontare alcuni dettagli inerenti quel danneggiamento. Ma Franco Mottola, ex maresciallo della stazione dei Carabinieri di Arce, convocato in Procura a Cassino, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Accompagnato dal suo avvocato Francesco Germani si è trincerato dietro un ‘non intendo rispondere‘ ricordando al magistrato titolare dell’indagine sull’omicidio di Serena Mollicone, il sostituto procuratore Maria Beatrice Siravo che ‘quello che dovevo dire l’ho detto anni fa‘. Franco Mottola, unitamente alla moglie Anna ed al figlio Marco, è iscritto nel registro degli indagati della Procura cassinate con l’accusa di ‘omicidio volontario ed occultamento di cadavere‘. In pratica per il magistrato e per i Carabinieri della Compagnia di Pontecorvo che stanno indagando, i tre avrebbero ucciso e poi occultato il cadavere della diciottenne di Arce. La morte di Serena Mollicone oltre che ad essere un vero e proprio giallo ha un altro risvolto ancor più drammatico: il suicidio (sospetto) del brigadiere Santino Tuzi, l’ultima persona che ha visto in vita Serena Mollicone oltre che al suo assassino. Santino si è ucciso (ma su questo episodio la Procura di Cassino ha nuovamente aperto un’indagine) tre giorni prima del confronto che avrebbe dovuto avere con il suo ex comandante, Franco Mottola. Nei giorni precedenti il suo presunto suicidio Santino Tuzi, ben sette anni dopo la morte di Serena, aveva raccontato agli inquirenti di aver visto la giovane studentessa entrare in caserma quel venerdì 1 giugno 2001. Un luogo dal quale, secondo le indagini, Serena non sarebbe più uscita viva. Per questo la scorsa primavera è stata riesumata la salma che a tutt’oggi si trova a Milano presso l’Istituto di Medicina Legale. I carabinieri del Ris hanno invece smontato la porta dove Serena avrebbe sbattuto la testa e l’hanno inviata, per gli stessi accertamenti, sempre a Milano. La Procura e il maestro Guglielmo, padre della ragazza, sono certi che al posto degli assassini, a parlare, saranno le tracce lasciate e che oggi distanza di quindici anni e con le nuove tecnologie, potranno finalmente essere trovate. Angela Nicoletti
