Su “la Selva monumento …” si stanno scrivendo cose interessanti. Proviamo a dare un contributo, avendo vissuto in prima persona alcuni di quei capitoli.
C’era una volta … non molto tempo fa, un principe senza corona e senza scorta, che dopo 40 anni avrebbe aperto la sua “porta”. Erano gli inizi degli anni ’70; l’avanguardia degli escavatori avanzava implacabile, formando distese e collinette. Un esercito di giovani accorse al suono del flauto magico, seguendolo lungo i sentieri e tra gli alberi frondosi. Non annegarono nel laghetto, ancora in costruzione; furono invece preziosi per la vendemmia, inconsapevole mano d’opera “in nero”. Lavorare era duro ma gioioso; più complicato, ricevere la mercede. I laghetti richiamavano stormi di volatili neri, bianchi, colorati … e nacque il Parco Uccelli, con vistosi cartelli metallici visibili dall’autostrada. Le capaci cantine si riempivano, ma pensare agli uccelli non favoriva la vendita delle bottiglie, e ad un certo punto occorreva spazio per accogliere la nuova produzione. Idea! proporre alla Direzione Rai la diffusione di un messaggio: ogni dipendente dell’emittente pubblica poteva recarsi a La Selva e riempire gratuitamente un contenitore. Non poteva mancare lo spiritoso “principe, potemo venì tutti?” risposta “l’invito vale per tutte le dipendenti Rai … gravide senza marito!”. Vennero acquistate serre capienti e costose, peccato che la pecunia scarseggiava: iniziarono i guai. Ironia del destino, nelle serre invece che fiori e zucchine nacquero opere d’arte per mano inizialmente di carcerati. Il declino fu inarrestabile, e non poté la simpatia arginare la falla né bloccare il disastro. Dall’Arca di Noè i mammiferi sparirono, in qualche caso sacrificati su pagani altari grigliati, e gli uccelli diedero il via alla migrazione senza ritorno. Nel periodo medio dell’avventura, si ebbe l’invasione dei cinghiali. Nobili e lacchè accorsero all’invito coronato, e ben allineati sulla terrazza che guarda ad Est, spararono migliaia di colpi contro l’orda setolosa. Il terreno restò intriso di sangue, con sinistri presagi. E proprio sul quel terreno, qualcuno ha posato una porta. Jackal
