Se la compresenza di Gollum giustifica Smeagol, e il “Siena mi fé, disfecemi Maremma” manleva Pia de’ Tolomei, il tentativo di riscatto di Lucrezia Borgia è affidato a ben quattro dame.
Nel regno di papa Bonifacio, la donna che ne ha condiviso e incarnato desideri e passioni ha provato martedì sera a spiegare i motivi della immeritata (?!?) fama. Lucrezia/Barbara, baciata dal sole al tramonto che illuminava le sale di Palazzo Bonifacio, ha iniziato con una beffarda risata all’indirizzo di chi la descrive come assassina, avvelenatrice, incestuosa e peggio. Per poi passare la mano alle “altre sé stessa”, che raccontavano i tre matrimoni sottoposti al giudizio della storia. Una medaglia dalle quattro facce, accetta contraddizione per un personaggio precursore del femminismo e, paradosso, del femminicidio che sconfina nel delitto d’onore. Argomento di vera attualità quello proposto alla 23^ edizione del Festival del Teatro Medievale e Rinascimentale di Anagni. Lucrezia Borgia: parto per tre matrimoni; con Barbara Bovoli, Maria Laura Caselli, Chiara Di Stefano e Alessandra Fallucchi. Jackal
