(di Marta Ferrari) Burkini si, burkini no. Mentre in Europa cresce il dibattito sulla nuova mise da bagno delle donne musulmane, compaiono anche sulle nostre spiaggie i primi burkini.
La settimana scorsa, anche sulle spiagge di Sabaudia è comparso il tanto discusso burkini. Una ragazza, al mare con gli amici, indossava con molta naturalezza l’indumento diventato proibito in alcune spiagge della Francia. Nessuno scalpore, nessun triste commento ha suscitato nei bagnanti di Sabaudia, tra cui molti ciociari, la vista della donna che faceva il bagno e scherzava sotto l’ombrellone con gli amici che, invece, indossavano il più comune costume da bagno. Eppure nella vicina Francia il burkini è stato vietato per ragioni di sicurezza dopo i recenti fatti di natura terroristica che hanno sconvolto la popolazione. Il 28 luglio scorso la città di Cannes, seguita da altre località francesi, ha adottato l’ordinanza che vieta di indossare in spiaggia la “tenuta che ostenta un’appartenenza religiosa” e prevede multe per i trasgressori. Anche secondo il premier francese Manuel Valls, non si parla semplicemente di un costume ma “dell’espressione di un’ideologia basata sull’asservimento della donna” che definisce “incompatibile con i valori della Francia e della Repubblica, motivo per cui le spiagge, come ogni spazio pubblico, devono essere difese dalle rivendicazioni religiose“. In Italia, invece, il Ministro Alfano non ha preso posizioni drastiche lasciando spazio alla libertà di ciascuno. I riflettori accesi su questo tema hanno avuto un effetto certo: le vendite sono cresciute esponenzialmente con tanta gioia di Aheda Zanetti. La ragazza australiana di origine libanese ideatrice del burkini, non può far altro che ringraziare la Francia per la campagna pubblicitaria che ha portato al successo la sua creazione. Marta Ferrari
