Il Consiglio regionale del Lazio ha approvato la proposta di legge n. 88 del 2013 che riforma i servizi sociali. Da oggi il Lazio potrà godere di un sistema allargato di welfare, basato sulla gestione dei servizi da parte dei comuni in forma associata. Tale soluzione consentirà di migliorare la qualità degli interventi e della spesa, di garantire i diritti di cittadinanza sociale e promuovere la dignità della persona sia come singolo sia che come membro di una comunità.
Strumento privilegiato della programmazione delle politiche sociali sul territorio del Lazio sarà il Piano sociale regionale e nascerà il Sistema informativo dei servizi sociali della Regione (Siss). Terzo settore, associazionismo, cooperazione e impresa sociale saranno chiamati a definire gli interventi per promuovere la progettualità e l’innovazione sociale. Comuni associati e Asl saranno obbligati ad adottare una specifica convenzione per l’integrazione socio-sanitaria. La Riforma prevede anche strumenti per garantire la qualità degli interventi e dei servizi. Tanti sono i soggetti verso i quali la Regione attua le politiche sociali integrate: famiglie e minori, persone con disabilità, disagio psichico, affetti da Alzheimer, anziani, immigrati, persone vittime di violenza e donne incinte o madri in situazione di disagio sociale, persone sottoposte a provvedimenti penali, persone dimesse dagli ex ospedali psichiatrici giudiziari, persone senza dimora, persone con dipendenze, persone svantaggiate con necessità di alloggio o di inserimento lavorativo, tra cui i padri separati o divorziati. “Il Lazio era una delle pochissime Regioni italiane a non aver mai recepito la legge 328 del 2000 sui servizi sociali. – dichiara il Presidente della Regione Lazio Zingaretti – Ora questa legge è stata approvata dal nostro Consiglio regionale, e così da oggi il Lazio è una regione più giusta. Si tratta di una riforma storica, che rimette al centro il tema dei diritti e dell’universalità del welfare, un valore non negoziabile. Con questa legge riorganizziamo l’intera rete dei servizi sociali regionali rendendoli più efficienti ed efficaci sotto il profilo della gestione, della programmazione e della spesa, con una maggiore attenzione ai bisogni delle persone più deboli sia dal punto di vista sociale che sanitario. Il sistema regionale del welfare riformato – continua – garantirà infatti un raccordo più forte fra gli interventi sociali e quelli sanitari a livello di programmazione, organizzazione, erogazione e finanziamento. Finora si era avuto un sostanziale scollamento tra sistema sociale e sanitario, con una cattiva qualità degli interventi e un conseguente spreco di risorse. Questa riforma – conclude – porterà a una pianificazione strutturata, ragionata e partecipata delle scelte di politica sociale”. Marta Ferrari
