Anagni – L’on. Frusone presenta interrogazione sull’ex polveriera

Anna Ammanniti
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Il 5 luglio scorso, il parlamentare del Movimento 5 Stelle Luca Frusone, ha presentato un’interrogazione al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare, riguardante l’area della ex polveriera.

  L’on. Luca Frusone, ad Anagni qualche giorno fa, invitato dall’associazione Anagni Viva, ha avuto maggiori nozioni riguardo il territorio di 187 ettari, dell’area ex polveriera. L’amministrazione comunale Bassettaa marzo ha deliberato la volontà di mettere in vendita l’intera zona. Di seguito l’interrogazione presentata il 5 luglio dall’onorevole Frusone al ministro Gianluca Galletti. “L’ex-deposito munizioni sito in Anagni (FR), soggetto per oltre 50 anni ai vincoli militari, è stato acquistato dal Comune di Anagni nel 2009 con un investimento di 6 milioni di euro; l’area è di circa 187 ettari, risulta ben conservata e presenta diversi deposti semi – ipogei tutti delle stesse dimensioni (14×5) dislocati su una vasta vallata e uniti da un percorso asfaltato, in parte interrato. Il sito risulta chiuso al pubblico;  nel deposito di Anagni è stato attivo, per pochi mesi, prima della fine dell’ultimo conflitto mondiale, uno stabilimento per la produzione di esplosivi destinati agli impianti industriali della vicina città di Colleferro, ove avveniva il caricamento dei proiettili pesanti. A questo scopo il territorio del deposito è stato inciso in profondità da una rete di gallerie scavate nel tufo vulcanico, utilizzate prima come luogo per ospitare gli impianti industriali per la produzione di esplosivo, e successivamente utilizzate per la rimessa di munizioni;  l’area è ubicata all’interno della media Valle Latina o settore nord della valle del fiume Sacco. È caratterizzata da una morfologia collinare, con una quota massima di circa 221 metri sul livello del mare, per divenire poi pianeggiante in prossimità del fiume Sacco;  l’area del deposito rappresenta una linea di demarcazione fra l’area industriale egli insediamenti agricoli ubicati nel settore nord del territorio del comune di Anagni;  le limitazioni a cui è stata sottoposta l’area, in quanto assoggettata alle rigide regole del demanio militare, ne hanno permesso una salvaguardia pressoché totale dall’attività antropica invasiva, è per questo che oggi rappresenta l’ultima vasta porzione di campagna anagnina con un ecosistema inalterato, ove sono presenti essenze arboree tipiche del territorio; l’ex deposito di Anagni è ubicato in una posizione strategica rispetto ad una sezione trasversale della valle del fiume Sacco, infatti la vicinanza dalla struttura dei monti Lepini e dalla struttura dei monti Simbruini-Ernici, rappresenta una importante area di passo e un sicuro luogo di permanenza per numerose specie di fauna selvatica, rappresentata, per analogia con il territorio limitrofo da airone, cicogna, gufo reale, gufo comune, poiana, civetta, allocco, volpe, tasso, istrice, queste le specie più autorevoli. Il 18 marzo 2016 il consiglio comunale di Anagni delibera all’unanimità di autorizzare l’alienazione del compendio immobiliare denominato «ex deposito militare» dando attuazione all’avviso esplorativo di interesse per l’acquisto dell’area di proprietà comunale; l’amministrazione ha dunque avviato un percorso che punterebbe alla vendita della zona a privati, prevedendo di ricavare 12 milioni di euro dall’operazione (6 erano stati i milioni investiti nell’acquisto, con un mutuo trentennale che aveva impegnato il comune a pagare circa 300.000 euro di rata annua); il 29 luglio è la data entro la quale dovranno arrivare le proposte di eventuali privati interessati alla zona; l’area della ex polveriera si trova all’interno del perimetro del SIN Valle del Sacco, ossia in quelle aree contaminate molto estese classificate più pericolose dallo Stato Italiano e che necessitano di interventi di bonifica del suolo, del sottosuolo e/o delle acque superficiali e sotterranee per evitate danni ambientali e sanitari; nel bando pubblicato dal comune, tra le attività d’investimento possibili, risulterebbe quella definita «Innovazione Tecnologica o di Pubblica Utilità». Tale indicazione ha allarmato le associazioni ambientaliste, preoccupate che tale criterio, possa riguardare lo smaltimento di rifiuti tossico-nocivi o altri ulteriori drammi per questo territorio; il pesante carico ambientale della valle del Sacco, può essere alleggerito da un utilizzo intelligente dell’area, unica zona verde rimasta in un territorio che ha visto negli anni un consumo industriale di suolo devastante; risulterebbe inoltre, che alcuni edifici presenti nell’area siano costruiti in fibrocemento, una volta detto anche cemento-amianto o, dal nome del maggiore produttore, eternit –: se i fatti esposti in premessa corrispondano al vero; quali siano i vincoli del SIN Valle del Sacco a cui il sito e dunque il privato che lo acquisterà, deve sottostare sia durante che dopo la vendita dello stesso; se il Ministro interrogato non ritenga necessario adottare delle iniziative, per quanto di competenza, volte a monitorare la vendita, affinché vengano rispettati i criteri di trasparenza, di corretto utilizzo dell’area e di salvaguardia degli elementi naturali e ambientali esistenti.2 Anna Ammanniti
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