2-0 per Ferentino, che indirizza pesantemente la serie con Roseto con un’altra prestazione convincente. Venerdì in Abruzzo i Ciociari avranno il primo match point per approdare ai quarti di finale. Ecco i migliori e i peggiori di gara 2 secondo Tg24Sport.
Matteo Imbrò. Come non citarlo? Un uomo solo al comando, soprattutto nel quarto periodo. 30 punti, 9/10 da tre punti, 5 triple a bersaglio nell’ultima frazione e minuti di pura onnipotenza. A tratti inarrestabile, mette in mostra tutta il suo talento e guida i compagni alla vittoria con classe e personalità: a soli 22 anni è davvero uno dei prospetti più interessanti d’Italia e Ferentino, ricordiamolo, l’ha blindato con un triennale. BJ Raymond. Più di una sicurezza, una garanzia. L’ex Biella non sbaglia mai la partita ed è un punto di riferimento costante anche contro Roseto. Sugli scudi in avvio, quando la FMC dà nuovamente una spallata che risulterà decisiva, presente anche nel resto della gara vicino a canestro e sul perimetro, un giocatore davvero completo. Jacopo Borra. L’arma segreta di coach Trullo. Nel secondo quarto i suoi sbandano pericolosamente e rischiano davvero di abbandonare il match con due quarti di anticipo, il lungo ex Pistoia però si fa trovare pronto nei pressi del ferro e li tiene a galla. Nel secondo tempo viene poco impiegato e cercato, forse avrebbe meritato più spazio. FLOP Roberto Marulli. Non riesce a entrare in questa serie, si prende pochissime responsabilità, tutte senza esito felice. Sembra davvero sentire poca fiducia dato che manda cortissimi alcuni tiri con molto spazio che solitamente segna con facilità. Una pedina imprescindibile per la Mec-Energy, da recuperare assolutamente per sperare di riaprire i giochi. Bryon Allen. In gara 1 era riuscito a chiudere con un buon bottino soprattutto grazie agli acuti nel quarto periodo, stavolta la difesa gigliata si comporta ancora meglio e lo esclude totalmente dal gioco. Arriva a quota 10 ma per 30′ rimane fermo a 4, è bravo comunque a rendersi utile con assist e rimbalzi ma prevale la volontà di Ansaloni di fargli avere il meno possibile il pallone fra le mani.
