Cassino – Cinquantenne scappa in Ecuador e muore, è giallo

Irene Mizzoni
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Scappa in Ecuador e muore. Un cinquantenne di Cassino, da sei anni emigrato in sud America, sarebbe deceduto, un paio di mesi fa, in circostanze ancora tutte da chiarire e sulle quali la famiglia vuol far luce.

Ad informare della sua ‘scomparsa’ l’ex moglie (i due, separati da otto anni, hanno due figli), sarebbe stato un sedicente avvocato di Cassino, il cui nome però non risulta essere iscritto all’Albo. Una telefonata lampo con la quale la poveretta veniva informata dalla dipartita dell’ex coniuge per ‘motivi di salute’. Stesso modus operandi sarebbe stato messo in atto dei confronti di un altro parente stretto del cinquantenne. In entrambi i casi nessuno ha creduto a quanto riferito dall’interlocutore telefonico. Per questo motivo la donna ha deciso di informare le forze dell’ordine e quindi l’interpol e l’ambasciata italiana in Equador. La storia inoltre è molto più complicata di quanto si possa credere. Il cinquantenne, ex dipendente di un’azienda del Cassinate, secondo quanto riferito dai parenti alle forze dell’ordine, sarebbe stato costretto a fuggire in sud America per evitare guai con la Legge e probabilmente non solo per quello. Qualche mese dopo la separazione e dopo essersi licenziato, sempre secondo quanto riferito dalla famiglia, avrebbe infatti iniziato un’attività nel nord Italia. Sarebbe stato nominato amministratore delegato di una società specializzata nello smaltimento e riciclo di prodotti d’ufficio che aveva contatti stretti con la provincia di Frosinone. Una notizia che aveva enormemente sorpreso tutti. L’ex operaio, infatti, non aveva mai preso titoli di studio. Poi, dopo un anno di lavoro a Milano, d’improvviso aveva annunciato di esser costretto ad andare via, lontano. “Ogni volta che telefonava – hanno spiegato i parenti agli inquirenti – chiedeva espressamente di cancellare numeri ed eventuali tracce. Era terrorizzato. Per sei anni non abbiamo detto nulla perchè volevamo rispettare la sua decisione ma adesso tutto è cambiato. Se poi realmente è morto vogliamo capire in che circostanze. Inoltre crediamo di aver diritto alla restituzione della sua salma che potrà avere, così, una degna sepoltura accanto agli affetti più cari”. Angela Nicoletti   (foto:nationalgeographic)
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