Falvaterra – Sin, Carè: “Andrebbe considerata un’area più vasta”

Carlo Capone
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Anche il Comune di Falvaterra sta procedendo alla riperimetrazione dell’area compresa nel Sin, Sito di interesse nazionale della Valle del Sacco. Questa opera, come comunicato nelle ultime ore dall’Assessore Augusto Carè, consiste in una indicazione  su carte catastali dei terreni compresi in questa area, ricadenti nelle aree del fiume Sacco e nella aree interessate da complessi industriali inquinanti. A breve, poi, i  comuni comunicheranno ai proprietari l’inserimento dei loro terreni all’interno del SIN per eventuali comunicazioni da parte degli stessi proprietari. da li a qualche tempo partirà poi  l’opera di risanamento  attesa da oltre un decennio.  Una accelerata ad un processo che va avanti da diversi decenni, dunque, è ormai imminente.

Su questo argomento, arrivano alcune precisazioni proprio da parte di Augusto Carè, che spiega: <Pur approvando lo sforzo che si sta facendo per far partire l’opera di risanamento, bloccata anche per declassamento dell’area, non si comprende come possa questa area inquinata terminare  bruscamente alla confluenza del fiume Sacco con il fiume Liri.  Forse la diluzione dei contaminanti è tale da permetterci una minore preoccupazione, ma non ci sono dati che ci mettono al sicuro. Le falde acquifere, contaminate dallo stesso fiume Sacco, vanno ben  al di là delle stesse aree golenali, senza parlare delle catene alimentari e strutture di vegetali e funghi in grado di estendere l’area di contaminazione ed influenza ad aree ben più vaste. Anche in questo caso dovrebbe valere un principio di maggiore precauzione, secondo il quale andrebbe presa in considerazione un’area di rispetto più vasta e successivamente ridotta, in caso di evidenti dati di non contaminazione>. Continua Carè: <Si apprezza comunque l’opera di definizione più puntuale delle aree a rischio e la volontà di creare un’unica cabina di regia, in grado di azionare una macchina organizzativa per coordinare le varie azioni volte al non facile compito della bonifica dei siti. A livello economico si parla di circa 10 milioni di euro messi in campo dalla Regione per il risanamento, ma sembra che siano ben poca cosa a fronte degli enormi problemi da affrontare. Certo è che la situazione, bonifica a parte, andrebbe monitorata da monte, con un maggior controllo e funzionalità di tutti i sistemi di depurazione delle acque. Il fiume Sacco, come appare ovvio, non nasce inquinato, ma lo diventa lungo il suo corso di 100 chilometri grazie ad una serie di immissioni che non sono o non si vogliono ancora controllare per ragioni non accettabili.  Purtroppo se, oltre al carico di inquinanti passati, si aggiunge una costante immissione di nuovi inquinanti, di cui non si riesce né ad interrompere il flusso né a trovare un colpevole,  la speranza di ottenere a breve dei risultati è cosa vana. Tutto questo nonostante le leggi ora siano più severe in termini di eco reati, ma se le leggi non vengono applicate è cosa poco utile approvarle>. Conclude l’Assessore: <Una carta che ci rimane da giocare riguarda i contratti di fiume, che sembra saranno in grado di prendere in considerazione iniziative per il risanamento del fiume grazie a fondi messi dalla stessa unione europea. Importante quindi il contributo e la partecipazione da parte di associazioni e cittadini affinché tali contratti possano arrivare a qualcosa di positivo in grado di difendere il fiume Sacco con soluzioni ragionate e coordinate. I prossimi mesi saranno quindi decisivi>. CAP      
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