<Acea: una storia senza fine, una ferita aperta per tutta la provincia e Cassino trema per quello che potrebbe riservare il futuro>.
Il candidato sindaco Carlo Maria D’Alessandro, l’uomo della società civile scelto dalla coalizione di centrodestra per la corsa alla conquista del Palazzo parla senza troppe remore: «Stiamo assistendo ad un cammino inesorabile contro una disfatta, di cui ne pagheranno le spese i cittadini, i commercianti, gli agricoltori…nessuno verrà risparmiato da questa mannaia che si abbatterà sui conti nelle bollette idriche. Praticamente – tuona allarmato D’Alessandro – ci troveremo a dover pagare la nostra acqua, una situazione paradossale e lo faremo ad un prezzo maggiorato. Ma come ho già detto è piuttosto evidente quale sia lo stato dei servizi erogati da Acea Ato 5, ma quali saranno gli ulteriori danni che saranno prodotti ai nostri concittadini con tale fusione nessuno riesce ancora a immaginarli. Fondere Acea Ato 5 con Acea Ato 2 significa trasformare i cittadini della Provincia di Frosinone in sudditi della Provincia di Roma, come già successo con la Sanità. L’interesse di Acea è quello di ridurre i costi di gestione delle due società, ma soprattutto mettere a disposizione di Roma le grandi risorse idriche del nostro territorio». «Solo i Sindaci possono impedire che al danno del gravissimo disservizio creato da Acea Ato 5 nella gestione del Servizio Idrico Integrato (S.I.I.) si aggiunga anche la beffa di non potere neanche avere un soggetto sul territorio al quale imputare i disservizi stessi sia per mancato ammodernamento delle reti sia per la pessima gestione del servizio quotidiano – incalza D’Alessandro – Le vere ragioni di tutto questo processo sono tre: il desiderio di Acea di arrivare come gestore unico regionale al momento in cui la Regione Lazio avrà approvato il disegno di legge sulla revisione degli ATO, ottenendo di fatto il monopolio del Servizio Idrico Integrato di tutta la Regione Lazio; la seconda ragione è la possibilità di approvvigionamento idrico dalle falde dei nostri monti per dissetare Roma, visto che le fonti che alimentano gli acquedotti dell’Ato 2 sono tutte a rischio perché tutte incorporate in territori ormai urbanizzati, e spesso inquinati da metalli pesanti; la terza è quella di trasformare tutti i Comuni della Ciociaria in sudditi del sistema idrico romano. Questo è un treno arrivato al capolinea, è arrivato il momento di scendere a cominciare dal conducente. A lui la responsabilità di salvare i suoi passeggeri. Se dipendesse da me questa decisione sarebbe già stata presa da tempo e il treno sarebbe fermo o alla peggio in viaggio ma vuoto. E’ necessario tutelare i cittadini che non fanno parte dei processi decisionali e amministrativi ma che purtroppo sono gli unici a pagarne concretamente le spese e gli errori» ha concluso un amareggiato e battagliero Carlo Maria D’Alessandro.
