Cassino – Acea, D’Alessandro chiede un consiglio comunale ad hoc

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Ormai è lanciato verso le Amministrative 2016, senza alcun indugio, e deciso a difendere, come nel caso del Santa Scolastica, i beni primari della città. L’ing. Carlo Maria D’Alessandro, candidato sindaco dei movimenti civici e del centrodestra, prende una posizione decisa sulla necessità di risolvere il contratto che lega il Comune di Cassino ad Acea Ato 5.

  «Quando il 27 giugno 2003 è stata stipulata dall’ Amministrazione Provinciale di Frosinone la convenzione per la gestione del servizio idrico tra il Presidente dell’Amministrazione Provinciale e la società ATO 5 Frosinone s.p.a. (ora divenuta ACEA ATO 5 s.p.a.) era quasi certo che nel corso del tempo i timori di molti si sarebbero tramutati in tristi realtà. Solo disservizi e bollette fuori controllo. In questi cinque anni si sono fatte molte ipotesi, troppe chiacchiere di corridoio ma l’unica certezza risiede nell’art. 34 della convenzione che al comma 1 sancisce che il ripetersi o la gravità di inadempienze, nonché il ripetuto mancato rispetto delle intimazioni ad adempiere che pregiudichino la continuità e la qualità dei servizi affidati, consente di dichiarare la risoluzione della convenzione, in danno al gestore. Chiunque avesse a cuore il problema avrebbe immediatamente dato vita alla procedura di deliberazione della risoluzione contrattuale con Acea, perché l’eventuale risoluzione del contratto di gestione con ACEA va deliberata dalla Conferenza dei Sindaci, previa adozione, da parte di tutti i Consigli comunali dell’Ambito, di analogo e conforme provvedimento. È, quindi, ormai assodato che sia necessario proseguire sulla strada tracciata da altri sindaci della provincia ovvero giungere alla risoluzione del contratto di gestione con ACEA mediante l’immediata convocazione del Consiglio Comunale nel quale si deliberi la volontà chiara di delegare il Sindaco ad esprimere, nella conferenza dei Sindaci, l’inequivocabile presa d’atto di giungere alla risoluzione del contratto e messa in mora nei confronti di ACEA ATO 5. L’Amministrazione ha sbagliato a pensare di poter cedere l’impianto senza batter ciglio. L’acqua, come la salute, è un bene che non può essere svenduto. A nessuno»
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