“Il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti”. Parole, queste, pronunciate dal profeta di Fusignano, Arrigo Sacchi, che rispecchiano perfettamente il pensiero di molti sportivi nati e cresciuti nel tempio volsco, lo stadio Claudio Tomei. Dalle tribune dello Sferracavallo sono passate tutte le giovani generazioni volsche degli ultimi 50 anni, la maggior parte delle quali ha conosciuto la gloria sportiva al seguito del club bianconero. La soranità è sempre stata lì, in quel fortino inespugnabile, intrisa in quella maglia che ha conosciuto palcoscenici importanti, indossata da giocatori come Luiso, Giannichedda, Marcolini (solo per citarne alcuni). Poi il fallimento del 2005 e l’umiltà di ripartire da zero. Con una volontà di ferro, in pochissimi anni il Sora Calcio ha riconquistato la serie D, arrivando, di nuovo, ad un passo dal professionismo. Lo scorso anno però, un nuovo terremoto: il fallimento e la scomparsa dai radar della gloriosa maglia che ha all’attivo 108 anni di storia.
Ora, chiunque si troverà a leggere queste poche righe, si starà chiedendo il perché di questo preambolo. Ebbene, perché il calcio a Sora non è affatto morto – come qualcuno pare voler far credere – e in virtù delle parole del profeta di Fusignano, Sora non riuscirà mai a starne davvero senza. Lo dimostrano tutte le piccole squadre che quotidianamente occupano gli impianti sportivi cittadini e che pur di esserci con la maglia bianconera, cucita sulla pelle, sono tornati a lottare sui campi di pozzolana. Lo dimostrano le scuole calcio che, come è stato per Davide Zappacosta, insegnano ai ragazzi cos’è il calcio, i fondamentali, come si cresce insieme facendo squadra. E’ questo lo spirito giusto: lottare insieme, per riconquistare quello che si è perso. Sulla base di questo ragionamento – auspicando uno scatto di soranità – non si può ignorare chi cerca di ricominciare. E’ il caso dell’Atletico Sora-Valleradice. La compagine volsca disputa il campionato di I Categoria ed ha una importante scuola calcio che conta ben 180 elementi. Interpellato, Roberto Cirelli, uno dei dirigenti, ha detto: “Noi non siamo e né vogliamo o possiamo essere il Sora Calcio, non ne abbiamo l’esperienza né le possibilità economiche. Facciamo quello che possiamo. Vogliamo ripartire però, questo è certo. Vogliamo farlo con la squadra iscritta al campionato di I Categoria ma anche con una scuola calcio fatta da persone qualificate e competenti. I nostri sono allenatori qualificati che credono in questo progetto. Stefano Tanzilli, Enzo Di Micco, Roberto Zappacosta, Nico Lucente, Pasqualino Di Stefano, Sergio Maltese, Luca Lupi, Luigi Milano, Paolo Lucente, Fabio Facchini, Tommaso De Carolis, questo è l’elenco dei professionisti. Non siamo il Sora Calcio quindi, ma siamo una realtà del territorio. Selezioniamo le persone che vogliono seguirci perché vogliamo che siano tutte persone che, come noi, si impegnano per il bene dello sport e null’altro. Abbiamo ricevuto tanti complimenti da persone competenti che ci sostengono. Le critiche – quelle purtroppo a Sora ci sono sempre – vengono solo da persone che hanno fatto male. Noi comunque, andiamo avanti, perché amiamo lo sport e, ripeto, facciamo in base alle nostre possibilità. Noi ci auguriamo che questo sia chiaro. Assodato questo, chiunque vuole dare una mano è il benvenuto”. “E’ bello e gratificante vedere tantissimi ragazzi che dal 2006 al 2010 hanno fatto parte di un pezzo di storia sorana e che oggi – aggiunge poi Cirelli – si trovano a calcare categorie di serie D, Eccellenza e sopratutto aver vissuto in un contesto sociale e aggregazione. Sono quattro i campionati regionali vinti, tre campionati di prima squadra fino all’Eccellenza, 20 tornei nazionali di cui 5 vinti, finale giovanissimi contro la Roma e aver lasciato una società in attivo, pagando tutto e dico tutto. Questa è pratica. La teoria fa parte delle persone incapaci che denigrano quello che di buono si fa. E’questo il motivo per cui si dovrebbe fare selezione anche tra le persone che vorrebbero dare una mano”. IrMi
