Il servo di Dio e punto di riferimento dei più poveri era intestatario anche di due case popolari a San Vittore del Lazio, paese di residenza dell’ex abate di Montecassino, Pietro Vittorelli. Case Ater che avrebbero dovuto essere assegnate a chi un tetto sulla testa non lo ha.
Nell’ordinanza a firma del Gip del tribunale di Roma, Virma Passamonti niente viene tralasciato. In particolar modo il magistrato titolare dell’inchiesta e gli investigatori della Guardia di Finanza hanno vergato nella corposa informativa sei anni di vita tutt’altro che spartana anzi secondo regola benedettina: Ora et Labora coniato dal Santo di Norcia, secondo gli inquirenti, viene totalmente cancellato dai viaggi in Brasile, dai fine settimana a Berlino, dalle frequenti trasferte in quel di Londra. Tutto a spese del monastero. Perché l’ex dom in otto anni di mandato come unico responsabile dell’abbazia più famosa al mondo, ha prelevato dalle casse della Diocesi ben 580mila euro. Le fiamme gialle del Nucleo Valutario hanno accertato che la prima movimentazione risale al 2008 quando vengono prelevati «dal conto Ior 16427-003 intestato all’Abbazia 141mila euro». Il 12 marzo 2013 quando tutto il mondo festeggia la nomina di Papa Francesco, dom Vittorelli preleva 202mila euro in contanti. Passano due mesi e c’è un ulteriore trasferimento di denaro in due tranches dal conto corrente 1035923 intestato alla diocesi di Montecassino al conto di Vittorelli aperto presso la filiale del Monte dei Paschi di via Enrico De Nicola a Cassino dal quale vengono poi prelevati. Sono complessivamente 202mila e 500 euro. Il primo giugno 2013 il vescovo effettua infatti un nuovo prelevamento in contanti di 44mila 500 euro mentre pochi giorni dopo versa su un conto di Banca Sella, cointestato con il fratello, 164mila 900 euro. E tutto questo «con l’aggravante di aver abusato del proprio ufficio e di aver cagionato un danno patrimoniale di rilevante entità sottraendo ingenti risorse finanziarie al loro impiego fisiologico di aiuto e l’assistenza ai bisognosi e realizzazione di opere e attività caritatevoli» . I conti correnti ‘prosciugati’ in realtà non solo quelli dei Monastero ma quelli intestati Diocesi alla quale era legata a doppio filo la Caritas. I finanzieri del generale Giuseppe Bottillo sospettano che quel flusso di danaro era in realtà provento delle tantissime donazioni, anche di un certo spessore, che i fedeli provenienti da tutto il mondo, elargivano ai monaci affinché potessero continuare a porre in essere quelle opere di bene tanto care a San Benedetto. Danaro che invece veniva ‘trasferito’ su altri conti e che, sempre secondo l’accusa, non sarebbe stato utilizzato per sfamare bambini o dare un tetto sulla testa agli sfrattati ma per saldare conti da 7000 mila euro in alberghi a cinque stelle di mezzo mondo. La Guardia di Finanza ha sequestrato oltre che ai due alloggi popolari anche appartamenti e due rimesse. È stato avviato l’iter di confisca che se dovesse andare a buon fine vedrebbe assegnare quei beni a chi non ha niente. Come avrebbe voluto San Benedetto e come vuole Papa Francesco. Finalmente. Angela Nicoletti
