La storia, quella di Ignazio Alonzi, toccante, unica, malinconica, un amore per il basket che inizia quasi per caso e, permettetemi il giro di parole, quasi per “gioco”, riesce a cambiargli la vita in un modo inesorabilmente magico, come succede solo in una favola.
Vogliamo raccontarvi la storia del gigante del basket, il pivot della squadra del Latina dagli anni 70 fino agli anni 80, indimenticato, rimpianto giocatore di pallacanestro; Ignazio ha lasciato il suo segno indelebile nella storia del basket del capoluogo pontino. Quest’anno ricorre il decimo anniversario della scomparsa prematura di Ignazio Alonzi, campione affermato nel mondo del basket. Per non dimenticare un uomo, nato ad Anagni nel 1956, uno sportivo che ha dato tanto alla pallacanestro. Ignazio ha riscattato la sua esistenza attraverso lo sport, con coraggio, ambizione e stimolo che lo hanno spinto ad uscire dal tunnel della quotidianità fino ad approdare ad una realtà così diversa che nemmeno lui avrebbe mai immaginato. Abbiamo incontrato Alvaro Mastronardi, il coach di basket, uomo di esperienza nel campo del basket, la persona che da subito coglie in Ignazio un campione. Alvaro crede in quel ragazzo così particolare e lo aiuta ad appassionarsi al gioco della pallacanestro. Durante la chiacchierata con Alvaro abbiamo compreso quanto sia stato importante lo sport per un ragazzo che si sentiva perennemente escluso dalla società. Alvaro ci ha raccontato del primo incontro con Ignazio. Correva l’anno 1975, Ignazio era un ragazzo alto 2.04 m, negli anni 70 era un’altezza non comune ed è stata proprio questa sua caratteristica fisica a fare di lui, prima un ragazzo dall’enorme complesso per il suo fisico smisurato e, dopo, un campione cercato e stimato dei canestri. La sua statura così particolare lo faceva sentire a disagio, tanto da essere arrivato a un punto che si sentiva escluso dalla società. Mastronardi incontrò la prima volta Ignazio al bar Rosatella, vecchio luogo d’incontro dell’epoca, situato ad Anagni, a Porta Cerere. Aveva bisogno di reclutare ragazzi dalla possente statura per arricchire la rosa della sua squadra e gli avevano indicato questo ragazzone dall’altezza impossibile. Ignazio amava giocare a carte e non faceva niente altro durante il giorno. Si era abbandonato a se stesso, nell’ozio e nel vizio del dolce far niente. Grazie all’insistenza di mister Mastronardi, Ignazio iniziò a provare il basket, a fare conoscenza con questo sport e se ne innamorò. L’allenatore, convinto ed ostinato, dedicava a lui tutto il tempo che aveva a disposizione, con esercitazioni personalizzate e mirate al fisico di Ignazio. Quando Alonzi iniziò a giocare, la sua presenza in campo diventò essenziale, la potenza fisica legata ad assidui allenamenti, diventò un mix schiacciante; gli fece acquisire ben presto una buona tecnica, fece di lui un compagno di squadra fondamentale e per gli avversari un terribile muro da superare. In breve tempo si formò un eccellente pivot, così forte che fu notato dal Latina Basket che militava all’epoca in serie B. Ignazio Alonzi divenne in meno di un anno dal suo colpo di fulmine per la pallacanestro, da ragazzo semplice e ignorato dal mondo, una figura storica del basket nel capoluogo pontino. Era il pivot più alto e capace che c’era in zona, abile con i canestri, ebbe una moglie e una figlia, fu caporeparto della fabbrica in cui lavorò. Ignazio volato in cielo prematuramente, a 49 anni a causa di un brutto male, il 28 giugno 2005, ha lasciato nei cuori dei ragazzi sensibili, particolari come lui, una speranza, uno stimolo per cercare di cambiare il destino quando questo non proprio ti si addice, il desiderio di riscatto. Un riscatto avvenuto tramite lo sport, che, da ragazzo qualunque, lo fece diventare star indiscussa del basket pontino. Prendono il suo nome numerosi riconoscimenti e premi nel mondo della pallacanestro come, ad esempio, al torneo di basket Peppino Tosarello, il premio Ignazio Alonzi viene assegnato ai migliori pivot. A2
