A bocciare l’articolo 4 del ddl presentato dalla maggioranza c’è anche la senatrice Maria Grazia Gatti, tra i 19 del Pd che hanno votato contro Renzi.
La senatrice Gatti, con un solo voto, si fa portatrice di tutta la tradizione operaia isolana. Nasce ad Isola Liri, nel 1956, in Largo Rossinger, tra due colossi dell’economia industriale di allora: le cartiere Boymond e le Meridionali. Il 5 febbraio di sette anni prima, questo stabilimento, simbolo dell’industria cartaria della città, fu teatro di un’incredibile protesta operaia che risaltò alle cronache nazionali. Da poco finita la guerra, la ripresa produttiva era lenta e le strategie imprenditoriali muovevano verso licenziamenti facili, agevolati da una politica dello Stato senza garanzie e tutele. Gli operai numerosi occuparono le cartiere, fin quando il Governo, per ordine dell’allora Ministro degli Interni Scelba, ordinò alle forze armate di aprire il fuoco: 35 feriti ed un morto, il giovane Tommaso Diafrate. Era il 17 febbraio 1949, fumavano le pistole ma gli isolani non piegavano la testa. Il giorno dopo, l’Unità, titolava così in prima pagina: “Aggressione a mitraglia contro il popolo di Isola Liri”. Il 30 luglio scorso, la senatrice Maria Grazia Gatti pur essendo del Pd, ha votato no, ha scelto l’ideologia personale al servilismo di partito. La nostra conterranea eletta nel 2013 nella circoscrizione Toscana, terra in cui vive pur tornando spesso e con piacere nella sua città natale, ci ha ricordato con una sola presa di posizione la fierezza di un ideale. Veronica Villa
