La situazione economica non accenna a migliorare e le conseguenze le constatiamo amaramente ogni giorno con le richieste di aiuto da parte dei nostri cittadini.
Il lavoro che manca è una vera piaga sociale, una maledizione che accompagna la vita quotidiana, un incubo per tanti giovani che oltre a dover rinunciare ai loro sogni devono far fronte agli incalzanti bisogni quotidiani prima fra tutto mangiare e vestirsi.
La disoccupazione è ormai a livelli record e in ciociaria penalizza ulteriormente i piccoli centri che non possono contare sugli insediamenti industriali o sulla fornitura di servizi alle imprese e pagano duramente e a caro presso questa depressione economica che fa paura per la sua durata e la sua estensione.
Al momento non si vedono vie d’uscita e le tante ipotesi per riportare investimenti e risorse nel nostro territorio provinciale appaiono lungi dal risolvere il problema inquietante e drammatico dei nostri giovani.
Bisogna aspettare che passi la tempesta ma fino a quando avranno la pazienza e la forza di andare avanti?
Bisogna avere fiducia ma fino a che punto le istituzioni ha preso consapevolezza di questa tragica condizione umana?
Momenti difficili e penosi per tanti pensionati ridotti alla miseria e all’elemosina dopo una vita di fatica e di risparmi, famiglie che rinunciano a tutto ma che alla fine vengono messe alle corde da equitalia, senza contare le bollette che ACEA sta facendo recapitare agli utenti con importi stratosferici.
Noi sindaci siamo un pezzo di questo Stato, siamo il riferimento diretto dei cittadini che non sanno dove sbattere la testa, siamo una parte dello Stato e dobbiamo difendere il suo decoro e le sue leggi senza avere né mezzi e ne strumenti per tentare di cambiare e rinnovare questo sistema che sta producendo rabbia, povertà ed emarginazione.
Noi sindaci siamo lo Stato, non quello dei palazzi del potere, ma quello di strada, che mangia quotidianamente polvere e sudore per essere accanto alla gente e trovare qualche soluzione ai loro problemi.
Siamo lo Stato che si arrabbia ed alza la voce contro l’insensibilità di Roma e di una Regione che non mantiene fede ai suoi impegni e che non dà quanto dovuto ai lavoratori socialmente utili e ai dipendenti del consorzio delle grotte di Pastena.
Tante mensilità arretrate che reclamano giustizia e che palesemente sono la triste rappresentazione di diritti negati e di dignità calpestata.
Noi sindaci siamo la voce della gente che sta pagando duramente scelte politiche errate che hanno fatto della provincia di Frosinone un’area depressa e involuta e tuttora considerata come la terra meno nobile e degna di rispetto di tutto il Lazio.
Se ne rendano conto i nostri rappresentanti istituzionali e per far ripartire le piccole imprese giovanili, si dovrebbe istituire un fondo finanziato dal cinquanta per cento di tutte le indennità degli eletti alimentato anche dal cinquanta per cento dei vitalizi che rappresentano un’offesa per chi lotta contro la devastante e diffusa povertà.
Sarebbe un modo per impedire alla nostra civiltà di arretrare paurosamente verso la crisi greca.
Il sindaco dott. Arturo Gnesi
