Cassino – Omicidio Piccolino, i movimenti del killer ripresi dalle telecamere

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Ha ucciso l’avvocato Mario Piccolino in cinque minuti. La tempistica dell’assassinio che ha sconvolto il basso Lazio è stata cronometrata dalle telecamere di sorveglianza installate a Formia dal Comune e che sono servite a dare un nome ed un volto all’aguzzino dell’anziano legale originario di Selvacava e giustiziato lo scorso 29 maggio nel suo studio.
Michele Rossi, reo-confesso, identificato a tempo di record dagli investigatori della Squadra Mobile di Latina coordinati dal sostituto procuratore Alfredo Mattei della Procura di Cassino, è stato ripreso nel suo “piano” da molteplici telecamere, i cui video, oggi divulgati dalla Questura di Latina, permettono di vederlo in azione passo dopo passo. Sono le 16.56, quando l’uomo arriva nel parcheggio di Largo Paone, a bordo di un Pick-up nero, che posteggia quasi al centro del grande piazzale, essendo entrato dall’ingresso collocato su via Unità d’Italia. Così come arriva, si ferma, senza procedere in manovre. Rimane in auto diversi secondi, prima di scendere e recarsi proprio verso l’ingresso del parcheggio, presumibilmente verso la macchina che eroga ticket per il parcheggio. Dopo quasi un minuto, ricompare nell’area sottoposto a videosorveglianza del parcheggio, con passo lento: riapre l’auto, dopo qualche secondo chiude lo sportello e si avvia. Percorre il piazzale, attraversa all’altezza della farmacia Sant’Anna. Sono proprio le telecamere disposte da questo esercizio commerciale, che intercettano di nuovo la sua figura. Alto, snello, con indosso i bermuda e la t-shirt descritte dal testimone oculare che di lì a poco gli aprirà la porta. Il Killer 59enne si appresta a salire le scale, passa accanto a due bambini che giocano a pallone, proprio davanti a quella rampa. Sale uno scalino alla volta. Sono le 17.16. Quando le ripercorre in senso contrario, scendendole per tornare alla sua auto, sono le 17.21. Cinque minuti. Quello che è accaduto in cinque minuti è ormai noto: il killer ha bussato alla porta, ad aprirgli il giovane ingegnere che condivideva con Mario Piccolino le stanze dell’appartamento. “C’è l’avvocato? Sono un cliente”, avrebbe detto il Rossi, che raggiunto dall’avvocato Piccolino, non è stato riconosciuto al punto da pronunciare la frase “chi sei? Non ti conosco”. Una preposizione che sembra suggerire che i due, nonostante si conoscessero per via della vicenda legale affrontata ben 12 anni prima nella aule di tribunale, non si vedessero da tempo, quanto meno il necessario interposto tra la vecchia immagine del Rossi e la perdita di molti chili di peso, a causa di problemi di salute. Due ictus ed il diabete. Questo prescindendo dall’articolo datato 22 settembre 2014, pubblicato sul blog “Freevillage.it”, che rappresenterebbe l’ultimo riferimento acclarato di Piccolino in merito alla vicenda giudiziaria che aveva coinvolto nel passato lo stesso Rossi, che appella con la definizione di “camerata”. Poi un solo colpo alla testa, in piena fronte, dall’alto verso il basso con una calibro 22, che sarebbe stata gettata in acqua e che gli inquirenti ancora cercano. Mario Piccolino, cade all’indietro, sbatte la nuca su una soglia di marmo di un tavolo alle sue spalle e muore. Probabilmente nel giro di pochi secondi, il destino del 71enne è spezzato. Il Rossi si allontana. Torna al parcheggio di Largo Paone. Alle 17.22 è di nuovo a bordo della sua auto: esce a marcia indietro, fa manovra e se ne va, rimettendosi in via Unità d’Italia. Seguita in direzione Gaeta, percorre la rotonda e torna indietro. La meta, si può ipotizzare, sia la sua villa di Santi Cosma e Damiano. Così muore un uomo, per un movente che affonda le sue radici in una causa conclusasi nel 2003, per un contenzioso legato alla proprietà di un grottino sull’isola di Ventotene, che avrebbe scaturito il desiderio di una vendetta personale. Così è stata spenta la voce di chi per il senso di Giustizia ha messo in gioco la sua vita. Ang.Nic.
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