Le domande più frequenti che i genitori pongono sono : “che cosa ha mio figlio?”, “come posso aiutarlo?”, “guarirà?”. Per poter dare una risposta è necessaria l’individuazione di una diagnosi, cioè di un quadro clinico riconosciuto, di strutturare un progetto chiaro e verificabile di intervento.
A tal fine è necessario un percorso diagnostico, che varia da soggetto a soggetto e che vede coinvolta una equipe di specialisti (Psicologo, Logopedista, Terapista della Neuropsicomotricità dell’età evolutiva, etc.) ed ha come momenti principali:
- una attenta raccolta anamnestica
- osservazione NPI
- esame obiettivo neurologico
- eventuale colloquio psichiatrico
- eventuale richiesta di approfondimenti diagnostici (es visita oculistica, visita otorinolaringoiatrica e valutazione audiologica, EEG, etc)
- valutazioni neuropsicologiche (del linguaggio e/o apprendimenti e/o competenze cognitive e/o competenze emotivo-affettive e/o competenze neuropsicomotorie, etc)
- inquadramento diagnostico funzionale e/o eziologico (della causa)
- definizione di un eventuale piano di intervento.
Tra le patologie che più frequentemente possono essere diagnosticate ci sono i disturbi dello sviluppo che, secondo la più recente classificazione diagnostica internazionale (DSM5), possono essere suddivisi in:
- disabilità intellettiva (disturbo dello sviluppo intellettivo), caratterizzata da deficit delle capacità mentali generali (ragionamento, problem-solving, pianificazione, pensiero astratto, capacità di giudizio, apprendimento scolastico e apprendimento dall’esperienza);
- disturbi della comunicazione: disturbo del linguaggio, disturbo fonetico-fonologico, disturbo della comunicazione sociale (pragmatica) il disturbo della fluenza con esordio nell’infanzia (balbuzie);
- disturbo dello spettro autistico, caratterizzato da deficit persistenti della comunicazione sociale e dell’interazione sociale in diversi contesti e comportamenti , interessi o attività limitati e ripetitivi;
- disturbo da deficit di attenzione/iperattività, caratterizzato da livelli significativi di disattenzione, disorganizzazione e/o iperattività-impulsività;
- disturbo dell’apprendimento nell’ambito della lettura e/o scrittura e/o calcolo, in cui le abilità scolastiche interessate sono di gran lunga al di sotto della media per l’età;
- disturbi del movimento, che comprendono il disturbo dello sviluppo della coordinazione, il disturbo da movimento stereotipato e i disturbi da tic.
Tali disturbi frequentemente possono anche presentarsi in concomitanza, con un conseguente aggravamento del quadro clinico.
Non bisogna però dimenticare che fattori ambientali (es. l’intervento precoce) possono modulare positivamente lo sviluppo cerebrale (plasticità cerebrale adattiva) e l’outcome nei disordini. È pertanto essenziale iniziare un programma di intervento precoce, preceduto da una diagnosi precoce, perché la riabilitazione e la sollecitazione ambientale sono i più forti induttori e modellatori della plasticità cerebrale.
Dott.ssa Maria Marzio

