Salute – L’importanza dell’alimentazione nei bambini

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Cari lettori mi presento: sono la dott.ssa Francesca Vari, nutrizionista del Centro A.M.I. (Alatri Medicina Integrata). Faccio parte, insieme alla dottoressa Laura Paolucci, di questa nuova realtà, di questo team di professionisti che ha deciso di unirsi per offrire a chiunque ne avesse bisogno un aiuto a 360°. La nostra forza sta proprio nella condivisione delle nostre capacità professionali per andare incontro a qualsiasi necessità o esigenza ci si presenti in modo da poter offrire un servizio che agevoli il più possibile le famiglie o il singolo individuo. Per quanto mi riguarda, la mia figura può abbracciare tutte le fasce di età e qualsiasi esigenza nutrizionale. Dalla “semplice” dieta dimagrante per adulti e bambini a specifiche consulenze nutrizionali in caso di intolleranze, allergie, o patologie (ad es. ipercolesterolemia,  insufficienza renale, diabete, insulino-resistenza, ipertensione ecc. ecc.) o consulenze per DCA (anoressia, bulimia, ecc.). Riallacciandomi in un certo senso alle tematiche trattate dalla dottoressa Paolucci, ci terrei molto a parlarvi di un argomento che mi sta a cuore come mamma e come professionista. Il mio primo intervento riguarda l’alimentazione dei bambini. bimbo_pesoIn Italia l’immagine di un bambino cicciottello è spesso associata a una maggiore garanzia di una sana crescita… peccato che sia esattamente il contrario. Da un recente studio è emerso il preoccupante dato dell’aumento in Italia di sovrappeso e obesità infantile; il 24% dei bambini è in sovrappeso e l’11% obeso. Alla base di questo problema ci sono sicuramente i cambiamenti della società; l’alimentazione si è modificata aumentando il consumo di cibi ricchi di grassi saturi, zuccheri raffinati e privi di fibre. Allo stesso tempo c’è stata una drastica riduzione dell’attività fisica, a causa anche della tecnologia in casa (TV, computer e videogiochi vari) e della sedentarietà nel tempo libero. Sommiamo a questi fattori anche la familiarità (sia nella sua componente genetica che in quella ambientale), in quanto avere uno o più genitori con eccesso di peso comporta un maggior rischio per bambini e adolescenti di avere lo stesso problema. Cosa ancor più grave, mi permetto di aggiungere, il non voler riconoscere che il proprio figlio sia obeso. Ci sono mamme che passano ore in palestra, praticano jogging, bilanciano le calorie della propria dieta in maniera eccessiva, ma paradossalmente non si accorgono dei chili di troppo dei loro figli. L’obesità è una patologia cronica e come tale può essere curata, ma in quanto patologia, se non curata, può dare delle conseguenze. Tra le conseguenze precoci le più frequenti sono rappresentate da problemi di tipo respiratorio, di tipo articolare, dovute al carico meccanico (gambe ad arco o ad “X”, dolori articolari, mobilità ridotta, piedi piatti), disturbi dell’apparato digerente, disturbi di carattere psicologico: i bambini grassottelli possono sentirsi a disagio e vergognarsi, fino ad arrivare ad un vero rifiuto del proprio aspetto fisico; spesso sono bambini derisi, vittime di scherzi da parte dei coetanei e a rischio di perdere l’autostima e sviluppare un senso di insicurezza, che li può portare all’isolamento: escono meno di casa, stanno più tempo davanti alla televisione, instaurando un circolo vizioso che li porta ad una iperalimentazione reattiva. Per quanto riguarda le conseguenze tardive, l’obesità infantile rappresenta un fattore predittivo di obesità nell’età adulta ed inoltre la persona che è stata cicciottella da piccola, risulta maggiormente esposta a determinate patologie, soprattutto di natura cardiocircolatoria (ipertensione arteriosa, coronaropatie), muscolo-scheletrica, conseguenze di tipo metabolico (diabete mellito, ipercolesterolemia ecc), disturbi alimentari, fino allo sviluppo di tumori del tratto gastroenterico. La consapevolezza del danno che l’obesità può arrecare alla salute del proprio figlio deve far riflettere i genitori e portarli a sradicare comportamenti alimentari e abitudini scorrette consolidate nel tempo. Può essere un compito arduo, ma non impossibile. Occorre puntare sul coinvolgimento e non sui divieti, cercando di non colpevolizzare il piccolo se qualche volta cede alle tentazioni e non fare del peso un’ossessione. Con l’aiuto del pediatra e del nutrizionista si può predisporre un intervento mirato, ma sono i genitori ad avere il ruolo più importante. Possono essere utili a riguardo alcuni semplici consigli:
  • Innanzitutto svuotare cucina e frigorifero dai cibi tentatori (patatine, merendine, cioccolata, succhi di frutta) e sostituirli con gli alimenti giusti (acqua, tè, frutta, fette biscottate, yogurt).
  • Evitare che il bambino mangi troppo in fretta; così facendo, non si sazia mai e dopo una merendina ne chiede subito un’altra.
  • Preferire i cibi fatti in casa ai prodotti confezionati; si calcolano meglio i condimenti e si scelgono le materie prime da utilizzare.
  • Eliminare i piatti più elaborati sostituendoli con altri cucinati in modo semplice, senza troppi condimenti; abituare il piccolo ad assumere quotidianamente una quantità discreta di verdure cotte o crude, più ricche di fibre, che riempiono lo stomaco e rallentano l’assimilazione delle sostanze introdotte.
  • Moderare le quantità.
  • Ridurre il tempo dedicato alla televisione/computer e favorire l’attività sportiva. I cambiamenti degli stili alimentari e di vita proposti al bambino devono interessare l’intero nucleo familiare. Solo con l’esempio positivo dei genitori il bambino potrà davvero riacquistare quelle abitudini di vita ottimali che gli permetteranno di raggiungere il corretto equilibrio peso/altezza.
Dott.ssa Francesca Vari, nutrizionista del Centro A.M.I. centro_ami
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