Il Punto di Primo Intervento ha chiuso i battenti, lasciando i cittadini del comprensorio, privi di servizi essenziali. Prima del 15 luglio, gli 80 mila utenti del territorio, se erano in codice bianco e verde potevano recarsi, con le proprie gambe, presso il presidio sanitario anagnino.
Certo era insufficiente come soluzione, la zona necessita assolutamente di un Pronto Soccorso. La Regione Lazio aveva comunque sospeso la chiusura del PPI, dietro richiesta dei sindaci; la Asl di Frosinone, non ha sentito ragione e dal 15 luglio, gli 80 mila utenti possono usufruire del PAT, un ambulatorio con i medici di famiglia, con le stesse funzioni del medico di famiglia che trovi nel suo abituale studio. La Asl di Frosinone attraverso una nota stampa fa sapere che con il PAT, per il presidio di Anagni non cambia nulla. “Chi si occupa di Sanità ha l’obbligo di utilizzare termini conformi e specifici. Questo, ci rendiamo conto, non riguarda tutti e perciò desideriamo chiarire. Ad Anagni si è deciso di erogare un servizio con Medici di Medicina Generale abituati a fronteggiare problematiche di ogni tipo. Ciò al posto dei Medici a partita IVA che non sempre sono stati utilizzati in esperienze sui territori. Quindi possiamo dire che per Anagni e per le zone limitrofe nulla è cambiato nella erogazione del servizio, nulla è stato tolto tanto è vero che i Medici dipendenti sono rimasti ad operare nel Presidio sanitario di Anagni anche se momentaneamente assenti per malattia. Fra l’altro il territorio del Distretto Sanitario di Anagni è coperto dal servizio di 118 con ambulanza ed equipaggi.” Intanto alcuni medici di famiglia fanno sapere che se arriva un paziente nella struttura sanitaria che ha bisogno di punti di sutura, lo stesso dovrà fare dietro front. Perché se i punti di sutura prendessero infezione, il medico è nei guai, in quanto il regolamento non prevede un servizio del genere. Ma di chi è la colpa della chiusura del PPI? Secondo il consigliere comunale di minoranza Sandra Tagliaboschi (PD), la responsabilità è tutta della Lega, Fratelli D’Italia e del Movimento 5 Stelle. Perché ieri si è svolta una riunione alla Pisana, nella quale il consigliere regionale Mauro Buschini (PD) aveva proposto, attraverso una mozione, di apportare la modifica essenziale al Decreto Ministeriale 70/2015, per impedire la chiusura del PPI di Anagni. “Lega, Fratelli D’Italia e M5S non hanno voluto votare la risoluzione che chiedeva al ministro Grillo la modifica del Dm 70 per salvare i PPI. Fanno comunicati, foto e manifestazioni, ma quando si tratta di essere concreti scompaiono. Perché? Per non disturbare il loro ministro? Ribadisco quanto detto in Consiglio comunale, la sanità è di tutti, non si assumono comportamenti di ostruzione di un percorso, che potrebbe essere risolutivo di un problema solo perché si vuole fare un dispetto a Buschini o una gentilezza ad altri. Resto critica nei confronti di chi non fa, non mi sento di fare sconti a nessuno, ribadisco che sarò sempre in prima linea a tutela del nostro diritto alla salute.” Secondo il consigliere comunale di minoranza Fernando Fioramonti (M5S), però la responsabilità è tutta del PD. “Per salvarsi dal disastro in cui ci ha portato, il PD, continua a dire bugie, invece di chiedere scusa ai cittadini. Continua a parlare di DM 70/2015 come la causa della chiusura del PPI di Anagni. Cos’è il DM 70/2015? È un Decreto del 2015 fatto dall’allora Ministro della Sanità del governo Renzi (pd), Beatrice Lorenzin. In sintesi il Decreto prevede un “sostanziale ammodernamento del Servizio sanitario nazionale (SSN)” non solo tramite un “regolamento recante la definizione degli standard qualitativi, strutturali, relativi all’assistenza ospedaliera”, ma anche attraverso un “riequilibrio dei ruoli tra ospedale e territorio, secondo il principio dell’efficacia, della qualità e sicurezza delle cure, dell’efficienza, della centralità del paziente e dell’umanizzazione delle cure”. È quindi un decreto che ha una valenza nazionale dando delle indicazioni, cioè delle linee guida, alle regioni per ammodernare il loro servizio emergenza/urgenza. Non si parla di aperture o chiusure dei PPI e prende in considerazione le esigenze reali del territorio. Si limita, ripetiamo, a dare delle direttive di massima alle Regioni. Cos’è successo nella regione Lazio, che ricordiamo è commissariata per la sanità, ed il cui commissario (cioè padre/padrone) è Zingaretti (PD)? Zingaretti ha emanato un DCA (Decreto Commissario ad Acta), il numero 257 del 05 luglio 2017 (Duemiladiciassette) dove viene fatta la programmazione della rete ospedaliera regionale. Viene, quindi, scritto nero su bianco quali strutture ospedaliere devono essere potenziate e quali debbono chiudere. Tra quelle che debbono chiudere ci sono anche 12 PPI in tutta la regione Lazio, e debbono essere chiusi entro il 31 dicembre 2018. Ma, c’è sempre un ma, tra quei PPI che dovranno chiudere non c’è quello di Anagni. E come mai? Perché il presidio di Anagni è stato inserito (Atto Aziendale ASL Frosinone 2017) nel Presidio ospedaliero Frosinone-Alatri-Anagni. Quindi questo presidio è fondamentale (anche se non sufficiente) per le esigenze del territorio. Un territorio che ricordiamo ha un bacino di circa 80000 abitanti, sparsi su un territorio vastissimo, sul quale ci sono anche delle fabbriche a rischio rilevante (legge seveso ter). Dunque la domanda giusta è: perché, adesso, sulla base di un DM che NON chiede la chiusura del PPI di Anagni, e sulla base di un DCA che NON fa rientrare il PPI di Anagni fra i PPI che debbono essere chiusi, il dirigente Macchitella e Zingaretti dovrebbero chiuderlo? La morale della favola è che NON è il DM 70/2015, quello emanato dall’allora ministro di Renzi, Beatrice Lorenzin, ad aver determinato la chiusura del nostro PPI. Invece è il DCA del commissario straordinario Zingaretti ad avere il potere di chiuderlo, il nostro PPI, sebbene non lo faccia. Dunque? CHI è che ce l’ha a morte con la città di Anagni? Ecco perché la risoluzione chiesta da Buschini (che, ricordiamo, non ha ritenuto opportuno partecipare alla riunione di commissione regionale dedicata all’argomento) con tutto il suo pd, dove chiede all’attuale ministro della sanità di ‘revocare’ il DM 70/2015, è solo fuffa. Fumo negli occhi dei cittadini, dietro al quale nascondere il disastro che il pd e Zingaretti e Buschini hanno combinato, e non solo da ieri ma da oltre quattro anni, nella sanità ciociara ed in particolare ad Anagni.A questo ci costringe la malapolitica del pd. A perdere tanto tempo sui giri di parole. Sulle virgole. Sulle finte. Sulle cose inutili. Siamo costretti a spendere tempo, comunicati, interviste solo per diradare tutta la nebbia, anzi la cortina fumogena che il pd, Buschini e Zingaretti regolarmente sollevano per nascondere le loro inefficienze. Continueremo a farlo nell’interesse esclusivo dei cittadini. Per spiegare ciò che il pd vuole confondere. Per mostrare tutte le tecniche elusive attraverso le quali il pd, Buschini e Zingaretti continuano a fare finta di occuparsi del nostro ospedale. Mentre invece lo vogliono completamente chiuso. Sbarrato. Inaccessibile. Inutilizzabile per tutti gli 80.000 utenti che invece vorrebbero poterci contare. E che ne avrebbero diritto. Ecco. Noi continueremo, in nome di quel diritto, a stare con gli occhi bene aperti. A spiegare. A mostrare tutta quella nebbia. A diradarla. Noi faremo luce su tutti questi giochetti ignobili. Noi continueremo ad essere presenti. Come sempre. Accanto agli anagnini, nell’interesse della nostra città. Perché la sanità e la salute sono un diritto costituzionale. E noi ce lo vogliamo riprendere.” Anna Ammanniti
