Fontana Liri – Agenzia Industrie Difesa a rischio chiusura: l’allarme della Uil

Carlo Capone
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La produzione dell’Agenzia Industrie Difesa (Propellenti) è ancora ferma e sul futuro dell’azienda aleggiano nuvoloni minacciosi. Ad intervenire è Colafrancesco della Uil PA che richiede un intervento della politica.

Il responsabile della Uil Pa Riccardo Colafrancesco, raccogliendo la preoccupazione dei somministrati lasciati a casa dopo essere stati illusi di aver trovato un lavoro, torna a lanciare l’allarme disperato: <La situazione politica che oggi viviamo sposta l’attenzione sui temi centrali che interessano il Governo italiano ma questo non deve far dimenticare i problemi specifici che ormai da anni attanagliano il nostro territorio. Dall’Agosto 2017 lo stabilimento militare di Fontana Liri – spiega – ha dovuto stoppare la sua operatività a causa di un piano di gestione pluriennale affidato all’Agenzia Industrie Difesa che non è stata in grado di assicurare la continuità produttiva, e temporeggia ancora su alcune scelte strategiche di fatto vitali per l’ente. Nonostante nell’ultimo biennio si siano effettuati alcuni costosi investimenti e altrettanti sono in programma nei prossimi mesi, la situazione appare difficilissima e senza via di uscita, la ripresa della lavorazione è incerta e si paventa sempre più una sicura chiusura>. Focus poi sul futuro dei lavoratori: <E’ poi surreale la posizione dei 35 somministrati che prima sono stati formati da un percorso professionalizzante a carico della stessa agenzia aumentando sensibilmente la produzione in pochi mesi, poi ad agosto dello scorso anno sono stati messi alla porta con una prospettiva di reintegro per un cambio generazionale che oggi sembra essere svanita nel nulla. Nello stesso tempo continua l’esodo per pensionamento di professionalità importanti di lavoratori a tempo indeterminato che non riusciranno a trasmettere il loro Know how. Di fronte a questo quadro che poco spazio lascia alla speranza, il gruppo di lavoratori e le parti sociali, hanno intenzione di continuare la propria protesta per la salvaguardia del sito produttivo e rinnovano il loro appello alle forze politiche del territorio le uniche in grado di trovare una soluzione positiva al problema>. Conclude Colafrancesco: <Lasciare disatteso il messaggio di aiuto, significherebbe girare le spalle ad un’intera generazione in un territorio già macchiato di miseria e disperazione. A mio avviso la soluzione migliore sarebbe che lo Stato investa sulle strutture che potrebbero portare dei proventi e non cedere le stesse ai soliti noti privati senza un ritorno socio-economico sul territorio dove è strutturato l’impianto>. CAP
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