Per i fatti avvenuti nel 2006, quando era sindaco e finì in un’inchiesta per concussione, poi prescritta.
“Si tratta di un atto di legalità e di rispetto nei confronti dei cittadini di Pontecorvo che, ingiustamente, si sono visti, indirettamente, chiamati in causa. Un atto per la collettività che fonda le basi nel 2011, con la delibera approvata dalla precedente giunta, e da una delibera commissariale del 2015”, ha spiegato il sindaco Rotondo.
“C’è una sentenza della Corte d’Appello, notificata al Comune il primo dicembre 2017 – ha aggiunto – con la quale si dice chiaramente: “che la condotta posta in essere dal Roscia debba rientrare entro la fattispecie di cui agli articoli 56 e 317 del codice penale, (tentata concussione), come contestate e ritenuta dai giudici di Primo Grado”, finita con la prescrizione. Quanto avvenuto, quando Roscia era sindaco, ha leso fortemente l’immagine del Comune e dei cittadini, onesti e dediti alla legalità; c’è stata una sorta di convincimento generale che quello era il comportamento giusto; c’è stato un grave danno per l’intero apparato comunale, fatto di persone ligie al dovere. In via equitativa il danno che Roscia ha prodotto alla Città è di un milione di euro, che dovrà rifondere entro 30 giorni , in alternativa sarà adito il Tribunale di Cassino. L’atto non è rivolto ad arricchire le tasche degli amministratori pro-tempore del Comune, ma la collettività: tutti i cittadini derisi in quegli anni di inchieste e di estati calde attorno al Palazzo comunali”, ha concluso il sindaco. (foto di repertorio)
