Sora – Un padre di famiglia ai vigili: “Apprezzate il vostro lavoro”

Francesca Merolle
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“Il lavoro è dignità” ha detto più volte papa Francesco. “Non c’è pace laddove manca lavoro o la prospettiva di un salario dignitoso”. Così riceviamo e pubblichiamo la lettera di un uomo. Un padre qualunque si definisce, uno dei tanti che nella vita ha compiuto mille sacrifici per far studiare i proprio figli che oggi si ritrovano senza lavoro e senza poter immaginare un futuro “normale” fatto di casa, famiglia, tranquillità. La notizia di richiesta di mobilità di 7 agenti della Polizia locale per essere trasferiti in Comune lo colpisce come “uno schiaffo” al volto. Per questo ha voluto affidare una breve e toccante lettera al nostro giornale che abbiano deciso di condividere con tutti i nostri lettori.

“In merito agli articoli apparsi sulla stampa circa la richiesta di mobilità di 7 vigili, gradirei pubblicaste questa mia breve lettera [… ]. Sono un cittadino di Sora che ha lavorato per ben 32 anni presso un’azienda privata. Ho trascorso notti, giorni, sabati, domeniche e feste in una catena di montaggio sotto un capannone in lamiera che d’estate raggiungeva temperature insostenibili, ho privato la mia famiglia della mia presenza in momenti importanti, li ricordo tutti… uno per uno… Oggi ho due figli meravigliosi, laureati entrambi grazie ai miei sacrifici, a quelli di mia moglie ed anche grazie ai loro, che da giovanissimi si sino dati da fare con piccoli lavoretti per non pesare troppo sul precario bilancio familiare. Ora si ritrovano ad essere disoccupati, davanti un futuro incerto privo di garanzie, come milioni di giovani in Italia e pur di avere quella sacrosanta garanzia farebbero salti mortali, pur di trovare un lavoro stabile lavorerebbero anche il sabato, la domenica, durante le feste, il giorno, la notte sotto un capannone in lamiera freddo in inverno e caldo in estate, perché loro non si tirano indietro, desiderano un futuro migliore, desiderano costruire una famiglia, pagare un affitto, sposare le loro compagne e crescere dei figli. Leggere che ci sono vigili che vogliono andare a lavorare al Comune perché “sotto stress da lavoro” perché costretti a stare in servizio durante le domeniche e durante i giorni festivi è uno schiaffo a me, a mia moglie, ai miei due figli, a tutti coloro che ogni giorno si alzano all’alba per pochi euro per salire su di un’impalcatura al freddo o al caldo o per stare dieci ore davanti una catena di montaggio, a mio padre costretto a combattere una guerra per mesi lontano da tutti e con il costante pericolo di non tornare a casa senza né acqua né cibo. Potrei scrivere dieci pagine ma mi fermo qui, voglio solo consigliare ai 7 vigili di apprezzare il proprio lavoro… anche solo per il fatto di averne uno e poi perché il paese non ha bisogno di colletti dietro una scrivania ma di divise sulla strada. Un padre di famiglia qualunque”. FraM
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