Anagni – L’intervista al candidato sindaco Viviana Cacciatori (Sinistra Italiana)

Anna Ammanniti
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Viviana Cacciatori, coordinatrice della Sinistra Italiana, donna impegnata in politica da tanti anni, nelle prossime amministrative sarà il candidato a sindaco della sinistra.

La sinistra anagnina ha designato lei per  portare avanti i propri principi all’interno della prossima amministrazione comunale. Viviana Cacciatori con le giuste conoscenze politiche, maturate con l’esperienza di tanti anni e la giusta determinazione, si presenta con le idee molto chiare agli elettori. Siamo alle porte della nuova tornata elettorale, le comunali del prossimo giugno, quale sarà l’offerta politica della Sinistra Italiana? Sinistra italiana intende riportare la città e i cittadini al centro dell’offerta politica. In questi mesi abbiamo ragionato su un programma che parte dalla riprogettazione della città in chiave moderna, progressista, europeista: sviluppo sostenibile, urbanistica partecipata, sviluppo dell’ economia locale (agricoltura, commercio, artigianato), sviluppo e fruizione dei poli culturali cittadini (Isipu, Isalm…), ripubblicizzazione dei servizi comunali. Punti chiave che nascono da quei principi di sinistra assenti ormai da tempo dal dibattito politico ma fortemente richiesti da quella fetta di popolazione che ad esempio si è espressa nei referendum. Lei è coordinatrice della Sinistra Italiana, nonché candidata a sindaco. Cosa si sente di poter dare alla città di Anagni?  Intende inoltre riportare il dibattito politico in città. In che modo sarà possibile? Ho accolto l’invito a candidarmi proprio nell’ottica appena descritta. Premetto che il percorso che abbiamo intrapreso è difficile: coinvolgere in questa tornata elettorale i giovani. Stiamo lavorando per poter chiudere una lista che abbia prima di tutto questa caratteristica. Auspichiamo di riuscirci. Ciò detto la nostra ambizione è quella di riportare questi temi nel luogo di confronto e decisione per eccellenza: Palazzo d’Iseo. Luogo che deve essere spogliato dalle vesti che fino ad ora ha avuto, cioè quelle di stanza dei bottoni, coinvolgendo con gli strumenti che lo Statuto Comunale offre, la cittadinanza tutta. Le decisioni prese ad oggi sono state operate attraverso i macchinosi strumenti burocratici, tenendo il dibattito politico sulle diverse questioni a debita distanza, o per volontà o per incapacità. Le scelte che devono essere operate devono eviscerarsi da un ragionamento politico, di principio, che non snaturi il consiglio comunale trasformandolo in un consiglio di amministrazione. Insomma va riconsiderata la politica per il suo significato più profondo, quello aristotelico: l’amministrazione della “polis” per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano. Anna Ammanniti
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