Sora – Sepolcri e processioni tra fede e tradizione: le chiese allestite (foto)

Francesca Merolle
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Come ogni anno si rinnova la tradizione dei sepolcri. Sono numerose le chiese sorane pronte a ricevere i fedeli. Grande attesa intanto per la suggestiva processione del venerdì santo che richiama sempre migliaia di persone. Si è svolta ieri notte, invece, la processione del “Tambuto”. Tra i partecipanti anche Valeria Altobelli che ha voluto commentare così la sua esperienza: “Una tradizione antica e piena del cuore popolare di cui solo la mia meravigliosa Sora può essere foriera. Dalle 3 alle 6 del mattino in preghiera, in un cammino dedicato e silenzioso, scandito dal suono dei tamburi che suonavano l’ultima ora del Cristo..Un pellegrinaggio meravigliato e benedetto nei luoghi più belli e suggestivi della mia meravigliosa Sora. “Cancéglie” e la ripida scalinata verso “San Sl’wéstr”, la Cattedrale e la perfezione del cortile della curia vescovile, l’immenso e sereno cimitero, luogo del riposo eterno dei nostri defunti. Simone era meravigliato dall’immensa quantità di luoghi di culto di cui Sora è ricca. Tre passi, una Chiesa. Per riportarci alla meditazione interiore, soprattutto in quello splendido Corso Volsci che, tante volte, percorriamo in maniera frettolosa e disattenta. San Bartolomeo. E poi lo stupore dinnanzi alla pietà a “Sante Spírite”. Quanto splendore. Quanto dolore in quel manto di velluto rosso che abbracciava Maria Addolorata e suo figlio morto per la crudeltà umana. Genuflessione, cammino, fuori e dentro.. Pienezza di vita nella notte di morte. Sora piena di giovani.. di giovani sani, che sanno come salutare un amico davanti al nostro Jazz Inn, ma sanno anche svegliarsi alle 2, prepararsi e mettersi in cammino per andare a PREGARE. Che bello! C’è speranza! C’è speranza per le giovani generazioni che prendono ESEMPIO dal passato, raccogliendo la tradizione e facendola propria. C’è speranza per una città che spesso si appella come morta. Sora è viva! È bella! Sorride. Parla. Prega. Spera. Cammina verso un futuro che sarà bello e glorioso come il passato. Sicuro come il presente. Sora è mamma. E mi rende fiera e commossa di essere sua figlia”.

Ecco qualche informazione sulla tradizione dei sepolcri: “L’altare della reposizione è il luogo in cui, nella liturgia cattolica, viene riposta e conservata l’Eucaristia al termine della messa del Giovedì santo, la Messa nella Cena del Signore. È tradizione che nelle chiese l’altare della reposizione sia addobbato in modo solenne, con composizioni floreali o altri simboli, in omaggio all’Eucaristia, che viene conservata in un’urna, detta repositorio, per poter permettere la Comunione nel giorno seguente, il Venerdì santo, ai fedeli che partecipano all’Azione liturgica della Passione del Signore; infatti il Venerdì santo non si offre il Sacrificio della Messa, e dunque non si consacra l’Eucaristia. Inoltre la reposizione dell’Eucaristia si compie per invitare i fedeli all’adorazione nella sera del Giovedì santo e nella notte tra Giovedì e Venerdì santo, in ricordo dell’istituzione del sacramento dell’Eucaristia e nella meditazione sopra i misteri della Passione di Cristo. L’altare della reposizione rimane allestito fino al pomeriggio del Venerdì santo, quando, durante la celebrazione della Passione del Signore, l’Eucaristia viene distribuita ai fedeli; se le ostie consacrate non sono state consumate interamente, esse vengono conservate non in chiesa ma in un luogo appartato, e l’altare viene dismesso, per ricordare con austerità la morte di Gesù in croce, fino al giorno seguente, quando durante la Veglia pasquale si celebra la risurrezione di Gesù. Nella tradizione e nel linguaggio popolare gli altari della reposizione vengono comunemente chiamati “Sepolcri”: soprattutto nei centri dell’Italia meridionale, dove con il termine “andare a fare i sepolcri” si intende proprio il visitare, a partire dal pomeriggio del giovedì, il sepolcro di Cristo addobbato. L’usanza, non certificata dalla dottrina, è che ogni fedele visiti da cinque (quante sono le piaghe di Cristo) a sette (quanti sono i dolori della Madonna) di questi allestimenti in varie chiese vicine, compiendo il cosiddetto giro “delle sette chiese” o “sepolcri”. Tale terminologia sarebbe impropria, perché in essi viene riposta l’Eucaristia, ossia le ostie precedentemente consacrate, che la Chiesa cattolica crede essere il segno sacramentale di Gesù Cristo vivo e risorto. L’altare della reposizione non è dunque un sepolcro che simboleggia la morte di Gesù, ma un luogo in cui adorare l’Eucaristia”. (foto dal facebook)  
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