(di Anna Ammanniti) I matrimoni combinati non hanno mai un lieto fine e così è stata la sorte dello sposalizio tra il sindaco Fausto Bassetta e il Partito Democratico. Dalla serie “C’eravamo tanto amati”, è finito l’idillio iniziato a marzo del 2014.
Il matrimonio “per procura” organizzato dal dirigente Vittorio Save Sardaro, non ha mai ingranato la marcia sperata. Per questioni di feeling? La sintonia o c’è o non c’è e come in una vita di coppia senza sintonia il matrimonio ha vita breve. Consacrato come il nuovo grande personaggio della politica anagnina dal Partito Democratico, oggi si è arrivati con il sindaco Fausto Bassetta all’ultimo atto di un divorzio preannunciato varie volte, ma questa volta dichiarato a gran voce dagli appartenenti del Partito Democratico. Il Pd, ha fatto le valige, ha lasciato casa ed è andato a vivere in albergo (opposizione), in attesa di una nuova sistemazione. Nel frattempo prepara le pratiche del divorzio (mozione di sfiducia), mentre il sindaco Bassetta cerca la mediazione nel prossimo Consiglio comunale del 12 febbraio. La vita matrimoniale non è semplice, se poi non c’è dialogo, l’epilogo è scontato. Per non essere troppo eccessivi, l’unione deve essere un rapporto di dare e ricevere, altrimenti sfocia in una vera e proprio guerra fredda. Oltre alla sintonia, è necessaria la condivisione di interessi in comune, il compromesso e la fedeltà. Come nella famosa commedia di Ettore Scola in C’eravamo tanto amati, dove i protagonisti, tre uomini e una donna, con ideali politici ben definiti per “colpa di una donna” finiscono spesso e volentieri nel litigare. La donna in questa vicenda è la politica, ma ad Anagni non c’è nessun Vittorio Gassman e Nino Manfredi, che tenga. Non si tratta di un film, ma della nitida realtà di quello che è stato tra il sindaco Bassetta e il partito che tanto lo ha voluto, per iniziare il tanto dichiarato cambiamento. Anna Ammanniti
